Le novelle del Mondo (Voci, 18)

Dal Capitolo 6. Della Patienza nelle mortificationi

Hebbe perciò Donna Maria Caterina ne’ principij non pochi incontri. Incorse nell’odio di quelle che trascurano alcune cose, le quali, se bene paiono di poco momento, cagionano nondimeno de gravi rilassamenti nello spirito e delle ruine insieme alla salute.

Soleva Donna Maria Caterina riprendere, massime quando era elevata in spirito, acremente i vitij del suo monastero, benché non nominasse alcuna particolare persona; nientedimeno alcune, che sentivano quelle accerbe riprensioni, rimordendo loro la conscienza sentendosi pungere il cuore, e stimando che mirasse a loro la riprensione di Donna Maria Caterina, sinistramente interpretavano il tutto, né di buon occhio la potevano vedere, il perché nelle occasioni non tralasciavano di mortificarla.

Due fra gli altri difetti nel Monastero spiaccievano grandemente a Donna Maria Caterina, de quali non tralasciava, quantunque ne incorresse nell’odio loro, di riprenderle. Uno era la sensualità nell’andare attilate nel vestire con una esquisita lindezza & eleganza nel rassettarsi attorno il velo, nell’acconciarsi le pieghe, a tale che lo studio che alcuna Monaca vi pone la dichiara vana e sensuale. L’altro era la frequenza del parlatorio. Molte volte andando qualche Monaca di nascosto al parlatorio, Donna Maria Caterina la vedeva in spirito con la mente e soleva all’hora prorompere in queste parole, con non poca meraviglia di quelle che la sentivano e non sapevano il perché: «Che fai, o anima, dunque lasci il tuo Creatore per la creatura, l’eterno bene per un breve e momentaneo diletto? Così ti scordi del tuo sposo celeste al quale consecrasti te stessa, il cuore e l’amore tuo?» Queste et altre somiglianti parole diceva Donna Maria Caterina nell’absenza istessa, mentre quelle nel parlatorio si trattenevano a sentire le novelle del Mondo, le quali non poco raffredano al fine la Monaca nella divotione e la distraono dallo spirito. […]

Fra le altre persecutioni le quali patì, oltre le altre onte, una fu di alcune, le quali procurarono di metterla in sinistro concetto appresso il Padre Confessore, con soggerirli cose, le quali ciascuno di può imaginare in simili occorrenze, somministrando l’inimico, per disturbar il bene, le maldicenze. Dicevano queste al Padre Confessore che guardasse bene, non si fidasse di Donna Maria Caterina, né mirasse alla sua apparente santità, che elle la giudicavano espressa hippocresia, e nell’interno non essere così come mostrava in apparenza, che amava la singolarità per parere più perfetta delle altre, & elle la scorgevano una ambitiosa spirituale, massime non veggendola così rassegnata nell’obbedienza come forsi egli si pensava; in oltre che si dilettava d’apporre hor a questa & hor a quella altra, cosa che pareva poco conveniente, essendo ella giovine, volesse fare della Maestra di spirito con riprensioni.

Tutto questo procurava l’inimico per raffredare per mezzo di queste maledicenze Donna Maria Caterina & impedire i progressi suoi spirituali, & il Signore lo permetteva per maggiormente raffinarla nella virtù.

♦ Francesco Rugieri, Vita di donna Maria Caterina Brugora monaca milanese dell’ordine di San Benedetto nel Monastero di S. Margarita di Milano. Raccolta fedelmente da’ manuscritti & altre memorie che sono nell’istesso Monastero. Da Francesco Rugieri, nobile milanese, in Milano, per Filippo Ghisolfi, 1648, pp. 52-57.

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