La lettera settantasettesima di Teofane il Recluso (provincia di Orël, 1815 – eremo di Vyšen, 1894) mi pare uno di quei piccoli capolavori di psicologia nei quali non è infrequente imbattersi leggendo di «cose monastiche»1. L’argomento è ben definito, i vari gradi di sviluppo delle passioni, dal loro germe all’azione, e l’assioma di partenza è chiaro: «Dove comincia l’arbitrio, là comincia la colpa».
Non possiamo infatti evitare che le passioni si manifestino in noi: «Di solito la nostra condizione è questa: i pensieri si disperdono qua e là, anche i sentimenti ondeggiano, senza una direzione definita. Così accade spesso e volentieri. E talvolta passano interi giorni così. Questi pensieri sono in gran parte vacui, si attaccano alle faccende quotidiane e alle occupazioni correnti. Fra loro spesso si inseriscono vuoti di pensiero o sogni, non si sa intorno a che». Poi qualcosa attira la nostra attenzione: un oggetto, un volto, una circostanza, e il seme della passione è gettato.
Teofane fa l’esempio del «volto di un uomo che una volta vi ha offeso». Qualcuno, il «nemico», vuole insinuare in noi lo sdegno, la collera, e se non lo respingiamo subito ecco che arriva «una moltitudine di altri pensieri», ricordi e dettagli sempre più nitidi e vividi. Anche in questa fase è possibile spezzare il corso che stanno prendendo i pensieri, altrimenti se ne aggiungeranno altri ancora di più insidiosi: «“Come ha osato? Chi si crede di essere? No, non ci si può passare sopra…” E questo desiderio di vendicarsi, piccolo o grande che sia non importa, è ormai pronto».
Ma siamo ancora in tempo. Il pensiero ha prodotto il sentimento che ha prodotto il desiderio: la passione divampa. Però «tutto questo rimane ancora a livello di pensieri impuri e peccaminosi. Fino all’azione c’è ancora tempo. Fra il desiderio e l’azione c’è sempre la decisione di agire e la considerazione su come realizzarlo». La decisione è un processo subdolo, a volte molto lungo, contrastato dalla coscienza e dal timor di Dio. La decisione è già colpa e per sfuggire alla nostra eventuale reazione si traveste da obbligo, ma obbligo non è, ci si può ancora ricredere (e pentire) oppure possono sorgere ostacoli imprevisti. È soltanto «nella sostanza dell’azione [che] la criminalità giunge al grado più alto».
Il gesto è compiuto e a) la coscienza e Dio sono irrimediabilmente offesi; b) «l’azione interiore è introdotta nel corso degli avvenimenti», avrà delle conseguenze e non potrà mai essere cancellata; c) la grazia di Dio si allontana: «Le tenebre, l’inquietudine, la pesantezza, questa è la ricompensa di ogni passione soddisfatta». Un attimo prima la soddisfazione è il paradiso, un attimo dopo è l’inferno – «e questo è straordinario!» commenta Teofane.
L’importante dunque è non indugiare nemmeno un istante quando si presenta un pensiero passionale: «Caccia il pensiero e non ci saranno il sentimento e la simpatia per la passione. Caccia il sentimento e non ci sarà il desiderio. Caccia il desiderio e non ci sarà il pericolo di piegarsi alle passioni».
(Note to self: c’è ancora tempo per non.)
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- Teofane il Recluso, La vita spirituale. Lettere, traduzione a cura di M. Garzaniti, introduzione di Tomáš Špidlík, Città Nuova, 1989.




