«Diavolo, Mondo e Carne» (Voci, 3)

VitaBeataColombaOgni prode Cavaliero che debba, o per mantenimento del suo honore o per augumento de fama, o per acquistare con le armi gradi e dignità, overo per entrare dopo la vittoria trionfante in Campidoglio, avanti vada al cimento, forbisce le armi, assetta le armature, si metto in punto per combattere, considera qual arme debba usare & haver pronte per la propria diffesa, come per offender l’inimico, considera di vantaggio con prudenza le qualità, le forze, le armi, co’ quali pensa possa essere assalito, e si provede di un Prode e valoroso Patrino.

Ecco dunque hoggi la generosa Guerriera, che essendo comparsa nel Campo di questo Mondo, se li presenta avvanti non un nemico solo, ma tre, e questi potentissimi, che sono Diavolo, Mondo e Carne, e perché si veda quali e di che valore sieno questi nemici, sarà da me descritte le loro qualità insegnatemi però dal Santo Padre Augustino Ad Iulianum Comitem.

Il Diavolo dunque dice il Santo: Quid pravius? Quid malignius, quidve nostro Avversario nequius?, e seguita, il quale ha posto la guerra nel Cielo, fraude nel Paradiso, odio fra i primi fratelli & in tutte le nostre opere semina zizania, poiché nel mangiare vi ha posto la gola, nella generatione la lussuria, nella conversatione l’Invidia, nel governo l’Avaritia, nella corretione l’Ira, nel dominio la Superbia; & è quello che pone nel cuore cattivi pensieri, nella bocca false parole, nei membri operationi inique; nel vegliare ci muove a opere maligne, nel dormire a sporcissimi sogni; l’allegro lo muove alla simulatione, il malinconico alla disperatione, e conclude il Santo, sed brevius loquar omnia mala Mundi sunt sua pravitate commissa, questo è dunque il primo nemico con cui ha da combattere la nostra Beata.

Il secondo potente nemico è il Mondo, il quale descrivendolo Ugone Filioni [?] così dice: Vix est Mundus quamlibet levia tactu che chi tocca appesta. Il Mondo è un vischio che invischia chi troppo in lui si ferma, e li conduce mediante i peccati alla eterna Morte. Mondo è un laccio il quale piglia gl’huomini incauti e gl’involve ne’ piaceri, ne’ lussi, nell’avaritie, nell’ebrietà, nelle lussurie, finché poi li conduce nelle eterne tenebre, onde seguita il detto: Unde mihi vix possibile videtur, uti qui Mundi legibus vivit parvus ab inquinamentis Mundi & immaculatus hinc emigeret.

Il terzo nemico poi è potentissimo, che è l’istessa nostra carne, o come bene dice ne’ morali Gregorio il Santo, non gestamus laqueum nostrum nobiscum circumferimus inimicum, carnem nostram loquor, la quale è nata dal peccato, nel peccato nutrita, la sua origine piena di corruttela, ma molto più vitiata, nella prava & iniqua consuetudine, e quindi è che tam acriter avversus Spiritum concupiscit quod assidue murmurat, & impatiens est disciplinae, quod illicite suggerit, quod nec rationi obtemperat, nec nullo timore inhibetur.

Con questi tre potentissimi nemici, armata dal divino aiuto, entra in campo Colomba.

Vita della B. Colomba da Rieti. Fondatrice del nobilissimo Monastero delle Colombe di Perugia. Raccolta da più Vite stampate e manuscritte, e da Processi fabricati per la sua canonizzatione in Perugia, da Gioseppe Balestra da Loreto, in Perugia 1652. Nella Stampa Camerale, Appresso Sebastiano Zecchini. Libro primo, Capitolo III, «Infantia di Colomba», pp. 19-20 (che si può leggere qui; con un curiosissimo refuso nell’indice).

 

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