«Ego frater Guido» (Le «Gesta degli abati di Saint-Germain di Auxerre», pt. 1/2)

LesGestesDesAbbesNon si può dire che la lettura delle Gesta degli abati di Saint-Germain di Auxerre1 sia avvincente, tuttavia non si tratta di un documento da indagare soltanto in caso di necessità di ricerca storica (per la quale è di notevole importanza). Ha un suo fascino, a cominciare dal titolo latino (De gestis abbatum Sancti Germani Autissiodorensis), come tutte le testimonianze di prima mano di ciò che non esiste più, e anche se è stato compilato con un preciso intento «ideologico», tanti piccoli particolari emergono qui e là e resituiscono una vaga idea – un’illusione? – di «come andavano le cose».

L’impressione principale che mi è rimasta a fine lettura, per fare un paragone musicale, è quella di un basso continuo di durata secolare (dalla fine del X secolo all’inizio del XIV): lo sforzo indefesso degli abati (venti per la precisione, più un priore) per mantenere e se possibile aumentare l’integrità, i possedimenti, la ricchezza e i redditi del monastero. Cessioni e acquisizioni di terreni, rivendicazioni di rendite, di decime e di imposte, richieste di immunità, concessioni, tributi e atti notarili, costruzioni, appelli all’autorità papale e regia, liti con i vescovi, i duchi e i cavalieri, eredità, donazioni e cause: un fiume di atti nel quale ogni cosa finisce per esser messa sullo stesso piano, dall’edificazione di un nuovo coro, alla commissione di un palio d’altare, dall’acquisto di arredi sacri a quello di trenta galline.

Ciò non stupisce se si pensa da un lato alle caratteristiche tipiche del genere delle «gesta», che, ispirato al modello del Liber pontificalis, per ciascun abate prevede origine, formazione, elezione, attività, morte e sepoltura, e dall’altro al fatto che l’autore della maggior parte di queste Gesta, Guido di Munois, all’epoca lui stesso abate di Saint-Germain (1285-1309), è anche l’autore di due cartolari («grande» e «piccolo») nei quali ordina e trascrive le carte più importanti dell’archivio del monastero2.

Intento ideologico, si diceva, in riferimento soprattutto al fatto che Guido, come nelle sue ricerche archivistiche, anche nelle Gesta seleziona il materiale, scegliendo di cominciare la sua cronaca non dalla fondazione del monastero (il primo oratorio risale alla metà del V secolo), ma dall’abbaziato di Olderico (989-1010), cioè dalla prima grande riforma, che vede uniti nell’intento il duca Enrico di Borgogna e l’abate di Cluny Maiolo, e sorvolando in larga misura sulle vicende contrastate dell’affiliazione di Saint-Germain a Cluny. L’intenzione dichiarata è ovviamente un’altra: salvare dall’oblio la memoria dei padri, «ed è per questo che io, fratello Guido, ultimo dei fratelli, chiamato abate di San Germano [idcirco ego frater Guido, fratrum minimus, dictus abbas Sancti Germani], su richiesta dei confratelli e a futura memoria, ho raccolto in questo piccolo libro, il poco che, grazie alla rilettura dei libri che tramandano le azioni e le parole degli anziani, ho potuto trovare circa le gesta degli abati che mi hanno preceduto in questo monastero».

Dichiarazione che trova un’eco nelle parole dell’ultimo continuatore delle Gesta, Odone di Vaucemain, che così introduce la vita dell’abate Gaucero (1309-1335): «Noi che restiamo e che siamo lasciati indietro [Nos qui relinquimus et qui residui sumus] dobbiamo ricordarci di ciò che abbiamo udito e appreso dai racconti dei nostri venerabili padri, e perciò non dobbiamo passare sotto silenzio i loro meriti, ma metterli per iscritto e trasmetterli fedelmente ai figli che nascono e crescono».

(1-segue)

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  1. Les Gestes des abbés de Saint-Germain d’Auxerre (De gestis abbatum Sancti Germani Autissiodorensis), édition et traduction par N. Deflou-Leca et Y. Sassier, Paris, Les Belles Lettres, 2011 (Les classiques de l’histoire au Moyen Âge; 50).
  2. Simpatica la notizia biografica che si può trovare nella Biografia universale antica e moderna, un immenso repertorio «per alfabeto della vita pubblica e privata di tutte le persone ch’ebber fama per azioni, scritti, ingegno, virtù o delitti», tradotta dal francese e pubblicata a Venezia (Gio. Battista Missiaglia) a partire dal 1822. Guido vi è definito «uno dei più esatti storici della fine del XIII secolo» e si racconta che «nato col gusto delle storiche investigazioni, dedicovvisi con molto fervore. Rivilicati [voce dotta che sta per “ricercare con diligenza e minutamente”] tutti gli archivi del monastero, fecesi a diciferarne tutti i titoli, a raccoglierne tutte le carte per esso potute trovarsi, e fattelo dappoi diligentemente trascrivere ne formò una raccolta. Un tal Cartolare sussiteva tuttavia nell’ultimo secolo. Don Mabillon e Baluze ne trassero parecchie carte, e l’abate Lebeuf vi attinse le prove necessarie alle sue memorie».

 

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