Di bocca buona

In generale – forse troppo in generale? – credo sia meglio essere «di bocca buona». Non voglio dire che ci si debba trasformare in una spugna che assorbe qualsiasi cosa fino a sfiancarsi; e ammiro gli spiriti critici a oltranza, cui non va mai bene niente e sono in grado di spiegare perché. Nel complesso, però, con gli strumenti che ho a disposizione, trovo più proficuo che mi «piacciano» tante cose.

Una questione mi preme, poi, dietro tale atteggiamento un po’ semplicistico (e molto conveniente per tutti coloro che producono cose che io compro). Cioè che, sempre in generale, sono io ad avere l’onere di capire le cose, e non le cose che hanno il dovere di farsi capire da me.

Ho continuato a usare il termine «cosa» in maniera troppo vaga, ne sono consapevole, ma rimane il fatto che di fronte, appunto, alla «cosa» uscirsene con sbrigativi «Non mi piace, non m’interessa, che schifezza, non si capisce niente», e allontanarsi leggeri, mi pare una scelta di cui non andare fieri.

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