Per giardini e frutteti (Dice il monaco, IV)

Dice Eugippio, intorno al 530, di come «sia illecito prendere qualche cibo e bevanda fuori dalla comune mensa benedetta».

Prima e dopo la refezione stabilita dal regolamento comune, si osservi con la somma cura che fuori della mensa nessuno presuma concedere affatto qualche cibo alla sua bocca; se alcuni camminassero per i giardini e i frutteti, quando i frutti pendono qua e là dolcemente dai rami degli alberi, e non solo sbattono contro i petti dei passanti, ma talvolta, caduti per terra, si offrono per essere calpestati dai piedi, pronti, anche solo a vederli, per essere raccolti e così soddisfare la voglia del desiderio, anche allora, quando l’opportunità o l’abbondanza suggerirebbero di soddisfare la gola persino ai più ragguardevoli e astinenti, questi considerino di commettere un sacrilegio, non solo nel gustare alcuno di essi, ma anche nel toccarlo con la mano, tranne il caso in cui lo si metta per la refezione comune e sia offerto pubblicamente, con il permesso dell’economo, come un servizio fatto verso i fratelli.

Eugippio, Regola, 38, a cura di B. Degórski e L. Mirri, Città Nuova 2005, pp. 158-59.

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