«Dolcemente e lievemente» (la Vita di Chiara da Montefalco pt. 3/3)

BerengarioDonadio

(la prima parte è qui, la seconda qui)

Ho deciso di riservare un terzo appuntamento con la Vita di Chiara da Montefalco di Berengario di Donadio1 non per affrontare la delicata e complessa questione del cuore della santa, che dopo la sua morte fu trovato piuttosto ingrossato («grosso come la testa di un bambino piccolo») e recante, secondo l’agiografia, i segni della Passione di Cristo – questione assai dibattuta anche da un punto di vista medico. Né per passare in rassegna i circa trenta miracoli post mortem riportati in appendice (conversioni, visioni e guarigioni, di uomini e animali, dall’epilessia al mal di denti) e la lunga serie di intercessioni i cui destinatari – come riportati da un’opera di molto posteriore – sono suddivisi in un irresistibile elenco: «I. Morti resuscitati; II. Paralitici, attratti et impediti in qualche membro del corpo, guariti e liberati; III. Rotti et herniosi liberati; IV. Liberati dal male di pietra; V. Donne liberate dal dolore di madre, flusso di sangue e dolori di parto; … IX. Liberati dalle scrofole et enfiature della gola; … XII. Persone liberate da nemici e dal pericolo d’annegarsi», e così via2). Mi preme invece di annotare quanto occorso a Giocondo di Gonzo, «un frate della regola e dell’Ordine dei Minori, incaricato di predicare alle esequie di Chiara». Tre momenti in particolare.

Fra Giocondo si è preparato il sermone, «come era solito fare per i defunti», ma non appena sale sul pulpito è colto da improvvisa ispirazione e inizia a parlare a braccio, tessendo lodi altissime di Chiara. È proprio scatenato, tanto che suscita più di una perplessità nell’uditorio. Qui la scena è riportata con una tale vividezza che merita la citazione estesa: «Alle sue elevatissime parole, i frati, venuti da molti diversi Ordini, indignati, specialmente i suoi confratelli francescani, cominciarono alcuni a sghignazzare dentro i cappucci, altri a guardare con occhi torvi, mentre altri scuotevano il capo, altri volgevano altrove il viso e altri si dicevano vicendevolmente che passava la misura nel suo elogio». Giocondo si accorge del malumore che serpenteggia tra i suoi ascoltatori, se ne dispiace, ma non demorde, anzi, «buttando via ogni timore… diceva della predetta vergine tutto ciò che non aveva pensato prima ma che gli ispirava il Signore».

Lo scandalo del sermone non si chiude con la fine della funzione. Giocondo rincara la dose in altre occasioni, attirandosi critiche sempre più aspre. È molto amareggiato e comincia anche a dubitare del proprio giudizio. Un giorno, mentre si trova nella sua cella, ha una visione: è proprio Chiara, che gli si avvicina «con volto lietissimo» e gli chiede: «Guardami e vedi se ti sembra troppo quanto hai detto di me nelle prediche». Comincia così una scena la cui accesa sensualità è tenuta a stento entro i limiti dal partecipe Berengario. Giocondo è abbagliato dallo splendore della santa, capisce e non capisce, allora Chiara, «interposti mano e braccio tra il collo del frate, che dormiva leggermente, e il guanciale, con l’altra mano lo toccò dolcemente e lievemente nella parte superiore della guancia dicendo: “Guarda ora e vedi se sono bella”». Un gesto che ripeterà tre volte… Al di là di qualsiasi considerazione, è una scena di grande dolcezza.

Più volte incalzato dalla santa a riconoscere la sua bellezza, e quindi rassicurato su quanto aveva predicato, fra Giocondo pensa a cosa possa essere paragonata la luminosità ineffabile di Chiara. Tutto gli sembra insufficiente, finché «finalmente gli venne da considerare il colore del cielo d’occidente dopo il tramonto del sole, tutto sereno, senza alcuna una nuvola».

(3-fine)

______

  1. Berengario di Donadio, Vita di Chiara da Montefalco, a cura di R. Sala, o.s.a., note di S. Nessi, Città Nuova 20093.
  2. Battista Piergilii, Vita della B. Chiara detta della Croce di Montefalco, Foligno 16632.

 

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