«I puttini scherzano tra grappoli d’uva»

GuidaVallombrosaGuidaVallombrosaRetro«E quando finalmente, attraverso il cancello in ferro battuto si giunge a vedere completamente la facciata del monastero, ci soffermiamo in ammirazione di quella che, forse, non è un’alta opera d’arte, ma certo è il tangibile risultato di tanti e tanti secoli di pace, di preghiera, di silenzio, di misura, di forza morale nell’isolamento maestoso della montagna, resa solenne dal cupo manto di abeti» (Carlo A. Kovacevich, 1951). Ad accompagnare il mio interesse per le cose monastiche non poteva mancare una passione contenuta per le guide turistiche dedicate alle abbazie. Come tutti, le prendo alla fine della visita, in loco, come souvenir, ma compro anche quelle che trovo sulle bancarelle e nei remainders. Non importa se sono dedicate a posti che non ho visitato e meglio ancora se non sono recenti – il top sono quelle pubblicate nella prima metà del XX secolo.

Mi piacciono molto perché il più delle volte sono scritte bene, spesso con modi un po’ arcaizzanti; talvolta è palese come siano state affidate dall’editore locale allo storico locale, a un professore che finalmente ha potuto vedere il suo nome su un frontespizio, e sono tutte ingessate, con la voce impostata; a volte sono opera di residenti dell’abbazia, come le Révérendissime Père dom Gabriel Gontard, che comincia così la sua guida dell’abbazia di Saint-Wandrille (1954): «Fino all’ultima svolta della strada si susseguono piacevoli paesaggi, ma soltanto coloro che già sanno riconoscono, sulla sinistra, sulla collinetta ombrosa, il muro della clausura che sale il pendio e si perde tra gli alberi. All’improvviso, ecco il monastero, con i suoi alti tetti, a sbarrare la vallata»; a volte ancora sono testi di oscuri e preparatissimi specialisti che vengono ristampati da decenni. Spesso insomma c’è un’aura poetica, ricercata o involontaria, una sensibilità da narrativa fantastica, che deriva dal quasi immancabile contatto tra l’edificio monastico e la natura, la foresta in primis, e ci sono i gusti di chi scrive, senza uno stile personale, ma con quello delle proprie letture preferite.

Come in questa ispirata descrizione del luogo dove sorge l’oratorio (ricostruito) dell’eremita irlandese san Finn Barr, sull’isola di Gougane Barra: «La natura è stata generosa qui e pochi luoghi possono dirsi superiori per luminosità e grandiosità. Lo sfondo del cielo blu, al mattino, o cremisi, al tramonto, il grigio delle rocce e il violetto dell’erica, interrotto da macchie di verde, il gioco di luci e ombre sulla collina e lungo la valle, il riflesso degli alberi nelle acque del lago, che scintillano nello splendore mattutino o brillano ai raggi rossastri del sole che se ne va – cos’altro può desiderare uno spirito artistico?» (rev. C.M. O’Brien, 1902).

GouganeBarra

L’oratorio (ricostruito) di Finn Barr a Gougane Barra (foto Potts)

I «dati tecnici», le informazioni e i fatti sono esposti con stile fermo e severo, ma soprattutto preciso e misurato: stiamo descrivendo, ma non siamo immuni al fascino di ciò che descriviamo. Come in questo paragrafo dedicato alle decorazioni del chiostro piccolo della Certosa di Pavia: «Ammirevoli, come s’è detto, sono le terracotte, che ornano le arcate: in ciascun pennacchio un angioletto sostiene una mensola con un vaso fiorito, da cui escono tralci di vite che girano intorno agli archi, formando un leggiadrissimo fregio; i puttini scherzano tra grappoli d’uva, con gli uccelli che ne beccano i chicchi: una corda a festoni di frutta forma il pennacchio che racchiude il medaglione figurato tra arco e arco. Da esso sporge il busto del Santo, del Profeta, del frate, modellati con stupendo senso realistico e poderoso impeto statuario» (Antonio Morassi,1966).

E poi c’è il corredo iconografico, che può essere molto prezioso, a causa della sua provenienza pre-Internet: cartine, ricostruzioni, mappe, stampe, incisioni e vecchie foto, splendide, come questo set ancora da Saint-Wandrille.

da "L'Abbaye Saint-Wandrille de Fontelle", 1954

da “L’Abbaye Saint-Wandrille de Fontenelle”, 1954

Il Tempo scorre potente in queste pubblicazioni, e ogni suo segno – la macchia, il sottile odore di muffa, il punto metallico arrugginito – non fa che aumentare il fascino se vogliamo un po’ «escapista» che promanano. Pazienza. Se mi vedete chino a frugare nello scaffale basso di una bancarella, è possibile che abbia trovato un piccolo tesoro: un giacimento di quei meravigliosi (anche da un punto di vista tipografico) volumetti azzurrini del Ministero della Pubblica Istruzione, gli «Itinerari dei musei e monumenti d’Italia».

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