Election Day all’abbazia

I Monaci Capitolari, i «Vocali», sono stati convocati secondo la procedura e si sono radunati nel luogo convenuto la terza domenica dopo Pasqua. Sono presenti il Presidente – o Padre Generale, o Abate Generale – uscente, i Definitori, i Visitatori, i Prelati, gli Abati Collegiati, gli Abati e i Priori non Collegiati, gli Abati e i Priori Titolari, i Conventuali, insomma tutti coloro che hanno «voce in capitolo». Celebrata la messa, osservati i Vespri e compiuta una serie di orazioni, i padri si ritirano.

«La mattina immediatamente seguente, coadunati tutti i sopranominati del Capitolo con quelli del Convento, a buonora in chiesa» si celebra un’altra messa, dopodiché, «tutti quelli del Capitolo, a suono della campanella, com’è costume, convengano nell luogo deputato, e si proceda all’elezione del Presidente».

Il Presidente uscente elenca tutti i monaci che possono essere eletti. Quindi l’assemblea provvede all’elezione, «per maggior parte del Capitolo per fave nere», di due «Scrutinatori», che assisteranno il Generale e due Visitatori nelle operazioni.

Il nome di ogni candidato, anzi di ogni monaco eleggibile, sarà già stato scritto o stampato su una «Schedola, che sia lunga poco meno di un palmo, e alta un soldo». Le istruzioni al riguardo sono precise: «si stampi, o si scriva, per lo lungo il nome dell’eligendo, con lasciare di qua e di là per la lunghezza il margine eguale: si pieghi detta Schedola per lo lungo in terzo, talmenteché il nome stampato nell’estremità resti chiuso nella piegatura di mezzo».

Le schede con ciascun nome, in numero pari ai votanti, vengono poste su piccoli piatti, uno per candidato. Chiamati per ordine, i Vocali si accostano alla tavola su cui sono disposti i piatti e prendono una scheda da ciascun piatto. Ogni votante, «separatosi dagli altri fuori della stanza del Capitolo, scelga quella Schedola ove è descritto il nome di chi le piace eleggere per Abate Generale», dopodiché rientra in Capitolo con la scheda scelta bene in vista e la depone in una «borsa da calice» («in cui, scuotendo detta borsa, si possa frammischiare alle altre, acciò non si possa distinguere da quelle, né in qual parte sia collocata»).

A questo punto, pronunciato l’Extra omnes, il Generale e chi lo assiste procedono allo scrutinio: vuotano la borsa, contano le schede, le spiegano e, «fattane la ripartizione, si pubblichi eletto per Abate Generale quello che ha più voti, ed in caso d’egualità de’ medesimi sia Generale chi è maggiore di professione». Si bruciano tutte le altre  schede rimaste in mano ai Vocali, e il Generale uscente proclama il suo successore, specificando se è stato eletto «a voti pieni, e tutti favorevoli», ovvero a maggioranza.

Al nuovo Generale viene dato «l’Abito prelatizio, la Berretta, il libro delle Costituzioni, il Sigillo, e la Gruccia», e infine «si canti l’Inno Te Deum, andando tutti in Chiesa a render grazie a Dio».

(Questa procedura può essere letta nelle Costituzioni della Congregazione di Vallombrosa, nella Parte prima, «spettante al genere politico», al capitolo XVIII, disponibili anche online.)

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