Reperti, 7-8

7. Comparse monastiche. Ce ne sono due in Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti. Una più strana dell’altra, direi. La prima, nel capitolo 7, è un’immagine riferita a uno dei suoi protagonisti, Rino Zena, che odia un tizio «con la stessa devota intensità con cui un monaco cistercense ama il suo Signore» (non un monaco generico, no, un cisterciense). La seconda, nei capitoli 223 e 227, in cui un altro dei protagonisti del romanzo, Beppe Trecca, bloccato in una coda, vede nell’auto accanto alla sua un frate/monaco (peccato veniale) e, spinto dal suo rovello, decide di parlargli. Il frate, che guida un’Espace, e che ha due cani San Bernardo (nientemeno che Tristano e Isotta) sui sedili posteriori, ascolta le parole del Trecca e, alla fine di quella specie di confessione, lo invita a seguirlo senza indugio alla Casa Ospitaliera del Passo del Gran San Bernardo: «Devo farti incontrare i miei superiori. Ti rendi conto di quanto la tua storia può essere utile ai giovani? In questa società che ha perso la fede tu sei un faro che brilla nelle tenebre». Riavutosi da un breve smarrimento, il Trecca scappa.
Niccolò Ammaniti, Come Dio comanda (2006), Mondadori 2009, p. 23 e pp. 441, 445-47.

8. Fratello Nostradamus. A pagina 103 dell’ultimo numero di Chi (n. 39 del 14/09/2011) spicca il titolo «L’uomo che predisse l’11 settembre». Si tratta di Thomas Merton, il monaco trappista più famoso di tutti, che nel 1947, ben prima che il World Trade Center fosse addirittura progettato, pubblicò una poesia intitolata Nelle rovine di New York, nella quale tra l’altro si può leggere: «Come sono abbattute, come sono crollate / quelle grandi e potenti torri di ghiaccio e acciaio! / E fuse da quale terrore e da quale miracolo? / Quali fuochi e lampi hanno distrutto, / con la rabbia livida del loro improvviso rimprovero, / quelle torri di argento e acciaio?» (in Figures for an Apocalypse). I versi di Merton, opportunamente ritagliati da un testo più lungo e pianamente simbolista, circolano già da un po’ in associazione con la distruzione delle Torri Gemelle – occasione troppo ghiotta –, e l’articolo gioca comprensibilmente con il tema: «sconcertante profezia»,  «sconcertante e sconosciuto richiamo ai fatti dell’11 settembre», «misteriosa previsione», «particolari inquietanti», per affidarsi poi alle risposte di Maurizio Renzini, presidente della Associazione Thomas Merton Italia, che si mantiene in equilibrio tra informazioni precise e curiosità. (Che l’occasione fosse molto ghiotta lo dimostrano pubblicazioni come questa, che però non ho letto.)

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