«E si tornino subito a chiudere» (Voci, 41)

 Cap. I. Dell’alienazione dal secolo e della clausura

Come si è detto nel preambolo, la vita delle anime avventurate che dalla bontà Divina sono chiamate a questo Instituto, deve esser solitaria, astratta e totalmente aliena dal Secolo; sia dunque la conversatione loro sempre in Cielo. In Dio solo il riposo di tutti i loro affetti, desiderij e pensieri, ogni altro pensiero, desiderio ed affetto da Dio alieno non solo sradicato dal cuor loro, ma, quanto ad esse sia possibile, dalla loro memoria scancellato, e lo studio continuo, e principale di esse sia il procurare di morire continuamente al Mondo e scordarsi di tutto quello, che per vivere a Dio solo, hanno lasciato.

Et acciò questa pacifica, felicissima e dolce scordanza (che è la chiave della divina contemplatione) non sia perturbata da novelle mondane, né la pura luce che mediante quella riceve lo spirito solitario dal raggio indeficiente della verità eterna sia macchiata da imagini e rimembranze del secolo, si ordina che in questo eremitico monastero giammai non siano né vi si possano introdurre ruote, grate o altro per conversare col Mondo.

Solamente si permettono la gratella del confessionario, le grate di sopra l’Altare, il finestrino della Santissima Comunione, una ruota per dove dalla contigua Casa si amministrino al monastero il cibo e l’altre cose necessarie, un’altra, piccola, al piano dell’infermeria per mostrare ciò che bisogni al medico; ivi ancora un finestrino per cavar sangue dal piede e un altro in ciascuna cella per cavarlo dal braccio, e per essere le inferme osservate dal medico e (quando si possa) confessate e comunicate dal confessore. Le porte dell’horto e le principali del monastero e tutte queste cose nella forma e con quelle chiavi e cautele che si ordineranno al Cap. 22.

[Al quale capitolo, Della porta, ruota e del modo di entrare nel monastero, della finestra del Coro, del finestrino della Comunione, e della ruota e finestrini dell’infermeria, tra l’altro si legge:]

Sia sempre munita questa Casa con tre porte, e la seconda con due catenacci, uno dalla parte di dentro e l’altro dalla parte di fuori; la chiave di questo e della prima porta esteriore siano in potere del Visitatore, o Confessore pro tempore. La chiave di quello la tenga la Maestra, e la chiave della prima porta interiore la Superiora.

Non si aprino giammai queste porte, se non per quelle cose che nella ruota non potranno entrare, ancorché si mettano ad una ad una; e tutte quelle volte che si apriranno sia di mano delle suddette Superiora e Maestra, e essendo alcuna di esse impedita, dalla prima Discreta. E se ne apra pochissimo, e solo quanto basta per quello che ha da passare per essa, e si tornino subito a chiudere. Né si parli in quel luogo parola a persona veruna, siasi di qualsivoglia qualità e rispetto, se non per grandissima necessità e dalla maggiore delle due che aprono.

♦ Costitutioni delle Religiose Solitarie Scalze di S. Chiara, del Monastero detto la Solitudine di S. Maria della Provvidenza Soccorrente della Fara in Farfa. Fatte per ordine dell’Eminentis. e Reverendis. il Sig. Card. Barberino, Abbate Protettore e Fondatore, et accettate per Voti segreti, Nemine discrepante, dalle medesime Religiose capitolarmente congregate. In Roma, nella Stamperia di Bartolomeo Lupardi Stampatore Camerale e Vaticano, 1678.

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