Il disbrigo degli affari

Sommessamente ritoccando il formidabile incipit di Saba,

Morti chiedono a un morto libri morti1

dirò che da vivo chiedo a sopravvissuti libri addormentati, cioè che frequento spesso le librerie dell’usato. L’altro giorno ad aspettarmi, per così dire, in una delle suddette librerie c’era un profilo di san Bernardino da Siena firmato da Maria Sticco2, ignoti a me il libro e l’autrice. Ho poi appreso che si tratta della rielaborazione per la stampa della sua tesi di laurea in Pedagogia, discussa a Firenze nel 1922 con Ernesto Codignola; e ho poi appreso molte altre notizie sulla figura tutt’altro che consueta di questa autrice.

Ma non è tanto il libro, assai ben scritto e avvincente, che qui per il momento mi interessa, bensì il suo incipit, che rappresenta il motivo, ancora per così dire, per cui passo sempre più tempo tra i «libri vecchi». Il capitolo d’apertura, che tratta il primo avvicinamento del piccolo e del giovane Bernardino alla fede, e s’intitola «Dio», comincia infatti così:

È molto interessante (non dico per tutti) sapere che concetto un uomo ha di Dio, perché altrimenti non si può conoscere il suo pensiero né rendersi ragione della sua condotta. Infatti l’idea di Dio si può respingere od accogliere, relegare nelle profondità della coscienza, ove non si discende che nelle ore più gravi della vita, o farne il centro del proprio mondo interiore, ma evitarla quest’idea non si può. Sia che rimanga nella mente come un interrogativo torturante, un gancio che sospende dal dubbio, e tuttavia giova a sollevare da terra, sia che venga considerata come un’incognita poco importante per il disbrigo degli affari, una domanda rettorica, a cui non occorre rispondere, quest’idea decide l’orientamento di una vita.

Ecco la questione che si propone al lettore, in questo caso a me, e che lo prende quasi di sorpresa: «Che concetto ho io di Dio?» Consapevole della difficoltà di addentrarsi in una tale questione, e dei miei limiti, credo tuttavia che non sia giusto esimersi dalla domanda. La risposta più semplice e onesta che mi sento di dare è: nessuno.

E non perché la ritenga una «domanda rettorica», «poco importante per il disbrigo degli affari», bensì perché se una cosa, tra le altre, mi pare di aver assimilato da queste letture è l’incommensurabilità tra i due soggetti della domanda. Alla quale rispondo quindi con un’altra domanda: «Che senso ha che io abbia un concetto di Dio?» Nessuno, appunto. Non è questione di averne un concetto.

Come forse mi è già capitato di dire, da non credente pure non ho motivo di dubitare della fede altrui, pertanto credo a chi afferma di credere, e questo per ora mi pare sufficiente. Sufficiente, come minimo per continuare ad ascoltare chi parla di Dio e ne ragiona, chi ne orienta la propria condotta, chi si sveglia nella notte per recitarne le lodi.

______

  1. Libreria antiquaria, in Uccelli e Quasi un racconto (1948-1951), Mondadori 1951, p. 40.
  2. Maria Sticco, San Bernardino da Siena. Pensiero e poesia, Edizioni O.R. 1980 («Collana francescana», fondata da Agostino Gemelli, nuova serie, diretta da Celestino Piana).

 

2 commenti

Archiviato in Pensierini

2 risposte a “Il disbrigo degli affari

  1. Paola

    Tolstoj nelle sue “Confessioni” scrisse: “Il mio concetto di Dio, non è Dio”. Grazie 🙂

  2. MrPotts

    Ecco un’altra cosa che non sapevo!
    Grazie a lei!

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