Un ragionevole divertimento (Voci, 15)

Articolo IX. Perché i Chierici, i Canonici e quei che sono costituiti ne’ sagri Ordini debbano sfuggire i mimi, i giocolieri, e gl’istrioni, ed il giuoco delle carte e de’ dadi, e le osterie.

Adunque peccano gravemente, e meritano severi supplicj, i ministri della Chiesa, massimamente i Canonici e costituiti negli Ordini sagri, i quali facendo sempre in fretta le funzioni divine, e soddisfacendo sollecitamente alla recitazione delle ore canoniche, indi con diligenza intraprendono quello che riguarda la carne; e lautamente e con agio si ristorano, si prendono molti spassi, oppure quasi ogni dì, o almeno frequentemente, dopo essersi ristorati, nelle ore susseguenti, o si divertono e si trattengono in scherzi, o ancora (il che è più fuor d’ordine) giuocano alle carte, ed a’ dadi, o intervengono a tali giuochi, accompagnando e favorendo i giuocatori e partecipando tal volta alle loro vincite e perdite. Certamente costoro non hanno ragionevole pretesto di divertirsi, ma piuttosto in quelle ore, in cui si divertono, dovrebbero piangere i loro peccati e dovrebbero procurare di ricuperare il tempo che infruttuosamente, anzi viziosamente, consumano nelle altre vane ricreazioni, in favole, ed in riso, e deplorare ancora i difetti e negligenze che commettono nel recitare il divino Ufizio. Inoltre costoro troppo si fissano ne’ loro divertimenti e spassi, e scialacquano e corrompono totalmente la devozione ed il raccoglimento, se pure prima ne avevano. Ahi, quanto è pericolosa la vita di questi tali, quanto è scorretta e biasimevole! Poiché dovendosi essi dopo il pranzo e dopo la cena ritornare alle loro camere, o entrare nelle librerie per pascersi di sagre lezioni e di salutifere meditazioni, come dice s. Cipriano, si dissipano affatto intorno le cose esteriori e si espongono senza riguardo a’ mondani e carnali divertimenti, ed in varie maniere inutilmente e lagrimevolmente perdono il tempo preziossissimo a loro accordato […].

Il giuoco, il quale si fonda sulla fortuna, come è il giuoco delle carte, non si può fare con interesse se non concorrono sei requisiti. Primieramente la convenienza della persona, giacché non è lecito a’ Chierici di giuocare alle carte. E perciò il pubblico giuocatore di carte non è ammesso alle Dignità, non ostante la consuetudine contraria. Se poi avesse ottenuto un benefizio, il Vescovo gli può far grazia, purché si corregga; altrimenti di rigore si deve deporre. Il secondo requisito è la materia congrua, poiché per una cosa da mangiare o da bere talvolta è lecito giuocare ad un giuoco lodevole, secondo le predette condizioni, sicché non si riguardi il guadagno, ma un ragionevole divertimento: e perciò il terzo requisito è il fine, cioè di non giuocare per avarizia, ma per ricrearsi. Il quarto requisito è la misura, sicché non si azzardi più di un giulio, ancorché il giuocatore sia molto ricco. Il quinto è il tempo proprio, perché non si dee giuocare in tempo di Quaresima e quando uno si dee apparecchiare alla Comunione. Il sesto è la maniera sincera di giuocare, cioè senza inganno e non facendosi niente contro le leggi del giuoco, né stimolandosi altri a giuocare.

Badino bene a tali condizioni i Chierici, i quali sono caduti in tale accecamento, empietà e follia, che non ostante i sagri canoni e decreti ardiscono e presumono di maneggiare i dadi pubblicamente, e per ansietà di un vergognosissimo guadagno giuocare a’ dadi e alle carte a guisa de’ giuocatori secolari, essendo essi tenuti a restituire ciò che guadagnano, o a convertirlo in usi pii, né in altra maniera possono salvarsi ed essere assoluti sagramentalmente, contenendosi tali e sì gravi delitti in simili giuochi… Si ravvedano dunque questi miserabili, e considerino il rigore del divino giudizio ed i tormenti spietati dell’inferno, ne’ quali senza dubbio essi in breve caderanno se non solamente essi non cessano di giuocare, ma ancora non fanno degni frutti di penitenza.

♦ Dionisio Certosino [Dionigi il Certosino], Della vita de’ canonici [De vita (et statu) canonicorum], in Roma 1771, nella stamperia di Marco Pagliarini, pp. 60-64.

 

3 commenti

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3 risposte a “Un ragionevole divertimento (Voci, 15)

  1. insomma, un “gioca con moderazione” di duecentocinquant’anni fa? (non tanto per i chierici ma per gli altri)

  2. Paola

    Mi piace… il fine che sta dietro al giocare (o all’agire) definisce il giocatore

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