Stai parlando con me? (Le «Conferenze» di Cassiano)

Devo confessare che non avevo mai letto per intero e senza interruzioni le Conferenze ai monaci di Giovanni Cassiano, quelle Collationes che Benedetto nella sua Regola suggerisce siano lette dai confratelli dopo cena, insieme «alle Vite dei padri o qualche altra opera di edificazione». L’ho fatto finalmente nei due mesi scorsi, con qualche momento di fatica ma con una grande soddisfazione generale. Ho cominciato la lettura su una vecchia traduzione, in un bell’italiano un po’ desueto, che poi ho dovuto abbandonare per via delle evidenti ed eccessive libertà di cui era costellata, passando all’edizione curata da Lorenzo Dattrino, molto sicura e giusta, anche nel restituire la tortuosità di taluni passaggi1.

Le Conferenze – cioè le ventiquattro conversazioni spirituali tenute da Giovanni, e dal suo compagno Germano, con quindici tra i più famosi patriarchi del monachesimo egiziano della fine del IV secolo – potrebbero sembrare, anche a causa delle dimensioni, uno di quei monumenti davanti ai quali si resta zitti, un gigantesco affresco che si affronta ormai soltanto per motivi di studio, soprattutto se non si è religiosi, ma la cui viva sostanza è andata perduta ormai da tempo. Non è così – per quanto strano che a dirlo sia un non credente.

Mi sono chiesto, infatti, quali siano le radici di quella «soddisfazione generale» che ho provato durante la lettura. Certo, se si vuole avere una qualche conoscenza delle «cose monastiche», è difficile prescindere da un testo che ha nutrito, e probabilmente nutre ancora, generazioni di monaci. Un testo, e questo è un primo punto, che come pochi tiene insieme questioni dottrinali e aspetti pratici: un vero manuale che risponde, per il tramite delle richieste, talvolta molto specifiche, avanzate da Giovanni e da Germano ai vecchi monaci, a due domande di fondo: cosa dobbiamo sapere?, cosa dobbiamo fare? E anche non accogliendo la fede che ne è alla base, come non provare una forma di nostalgia per ciò che evoca un testo del genere: nostalgia non per l’auctoritas che non può essere messa in discussione e che sancisce i comportamenti, bensì per l’esistenza di qualcuno cui porre quelle domande, qualcuno che incarni teoria e pratica delle questioni sollevate da quelle domande. Perché non ammettere che sarei ben contento di incontrare, oggi, un Serapione, un Teona, un Pafnuzio? (Sarei anche disposto ad andare a cercarli nel «deserto» dove, eventualmente, si fossero rifugiati? Domanda giusta, alla quale non so rispondere.)

Che le Conferenze siano poi un trattato di psicologia non sono certo io a scoprirlo, ma rimane il piacere, se così si può dire, di verificarlo di persona, pagina dopo pagina. E c’è un altro aspetto, legato a questo, che mi spinge a prevedere future frequentazioni del libro di Cassiano. È una cosa molto semplice e molto antica: Mutato nomine de te fabula narratur, si parla di me, o perlomeno si parla anche di me.

Posso anche indicare il punto esatto nel quale me ne sono accorto, il punto nel quale, starei per dire, sono stato smascherato. È il paragrafo 12 della Conferenza IV del Primo libro, in cui abba Daniele discute «quale sia la posizione della nostra volontà, posta com’essa è fra la carne e lo spirito». Daniele descrive la posizione ambigua che la volontà cerca spesso di mantenere, sopraffatta da una «tiepidezza dannossissima» per colpa della quale «vorrebbe sovrabbondare nelle virtù spirituali, senza mortificare la carne; possedere la grazia della pazienza, senza risentire la reazione per le contraddizioni; esercitare l’umiltà del Cristo, senza il rigetto degli onori del mondo;  adottare la semplicità della religione, senza ricusare l’ambizione del secolo; servire Cristo, ma con le lodi e il favore degli uomini; sostenere il diritto della verità, senza dispiacere anche leggermente ad alcuno; e infine aspirare al conseguimento dei beni futuri, senza perdere però i benefici presenti».

In mezzo a questo elenco c’è anche il mio peccato, brillante come una spia accesa, e anche se preferisco chiamarlo diversamente – colpa, vizio, debolezza? – la sostanza non cambia: sì, Cassiano sta parlando con me.

______

  1. Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, traduzione, introduzione e note a cura di L. Dattrino, 2 voll., Città Nuova 2000.

 

5 commenti

Archiviato in Le origini, Libri

5 risposte a “Stai parlando con me? (Le «Conferenze» di Cassiano)

  1. fr Luigi

    La ringrazio per questo post, interessante e stimolante come sempre. Su un punto però mi permetto, gentilmente, di dissentire, e nel modo più netto e radicale: l’edizione curata da Lorenzo Dattrino per i tipi di Città Nuova non è affatto “molto sicura e giusta”. Rovina lo stile di Cassiano, non è fedele al senso di numerosi passaggi, anzi spesso prende delle solenni cantonate… E potrei dimostrarlo, latino alla mano, ma evito. Attualmente, mi spiace dirlo, quando devo consigliare a un novizio una traduzione delle Conferenze sono in grave imbarazzo, e tanto più perché l’opera è di grande, enorme interesse ancora oggi, per tutti i motivi che lei giustamente ha messo in luce e per molti altri.

    • MrPotts

      Sono io a ringraziare lei, per il commento e per la precisazione sull’edizione citata. Lascio il mio inciso inesatto, e in effetti basato più che altro sul confronto con un’edizione precedente, e devo dire che mi dispiace molto apprendere del suo giudizio negativo. Non rimane che sperare in una nuova traduzione.

      • fr Luigi

        Sa, per me non è una novità. Il problema delle traduzioni dei padri, e in particolare di quelli monastici (nelle sue letture se ne sarà reso conto) è un grande problema. Purtroppo, mi spiace constatare, è un segno dei tempi di vacche magre del monachesimo odierno, a quanto pare alquanto incapace di trasmettere ai posteri quanto ha ricevuto dal passato; ed è proprio uno dei compiti in cui i nostri padri erano maestri! Rinnovo il mio ringraziamento, la mia stima e i miei complimenti per il suo blog, sempre interessante e documentato. Un piccolo scivolone si concede a tutti!

  2. Roberto Alciati

    Mi permetto di segnalare che (sperabilmente) entro l’estate consegnerò una nuova traduzione commentata con note alle Edizioni Paoline delle Conlationes Patrum. Confermo quanto detto sopra: la traduzione di Dattrino è totalmente inaffidabile. La miglior traduzione in circolazione è quella inglese di Ramsey (collana Ancient Christian Writers, 57).

    • MrPotts

      Ma questa è un’ottima notizia! E la ringrazio molto di avercela data!
      Attenderò con ansia l’edizione e sarò senz’altro tra i primi acquirenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...