«Là dove finisce la strada asfaltata» (Cristiana Piccardo, «Alle sorgenti della salvezza», pt. 1/2)

AlleSorgentiDellaSalvezza

Non posso nascondere come talvolta sia difficile non cedere alla tentazione di ribattere a quello che sto leggendo. Ciò avviene non di rado davanti alle pagine più apertamente «antropologiche» o «sociologiche» di monaci e monache di oggi. È una tentazione che va vinta, limitandosi a osservare che la cautela verso le generalizzazioni dovrebbe essere in auge sia fuori che dentro i monasteri. Ci pensavo durante la lettura del volume di m. Cristiana Piccardo che raccoglie, in occasione del suo novantesimo compleanno, i principali testi che la monaca trappista ha dedicato alla vita comtemplativa1: coprono un arco di tempo di quasi quarant’anni, sono nati spesso a margine dei documenti del magistero ecclesiale riguardanti la vita monastica e, nonostante io li abbia crivellati di punti esclamativi e interrogativi, alla fine li ho letti tenendo a mente soprattutto una cosa: chi scrive sa di cosa parla, quindi anzitutto ascolta.

Ascolta anche quando m. Piccardo richiama l’attenzione sul «chiasso della piazza del nostro io», o su «questo io divoratore che crea una barriera intorno a noi», o ancora «sulla mobilità congestionata della vita moderna», o infine sull’essere vittime «della mania dell’informazione, della mania di verificare tutto col metro della propria personalità, non ancora sufficientemente matura. Questo voler verificare può essere positivo, purché però non diventi “contestazione” e ribellione aperta» (parole del 1969-70). La ascolto soprattutto quando esordisce così (parlando al sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata del 1994): «Il mio è un contributo molto povero, come può essere il contributo di chi vive in una remota vallata della precordigliera venezuelana, là dove finisce la strada asfaltata e dove i mezzi di trasporto non proseguono oltre»2.

La vita contemplativa, secondo m. Piccardo, è ancora e soprattutto, «come da sempre», memoria e vigilia, e la sede principale dell’attuazione di questo binomio è la liturgia. Potenti, anche se non posso condividerle, le parole usate per descrivere cosa accade durante l’opus Dei: «Nelle ore liturgiche del giorno e della notte… la comunità monastica dà voce al grido millenario dell’uomo che, dal fondo della sua indigenza, incontra la coscienza del suo peccato, la consapevolezza della sua verità creaturale, l’invocazione alla misericordia che salva, la capacità di ammirazione e gratitudine per i benefici ricevuti».

Oltre alla liturgia vi sono tuttavia altri cinque fronti di esperienza sui quali il monachesimo può portare la sua testimonianza di una «umanità diversa», e qui emerge il tratto più attuale della riflessione di m. Piccardo. Anzitutto 1) il rigore della vita comunitaria: nel cenobio si vive insieme, altrimenti si muore, la comunione è continua e senza riserve. Poi 2) l’ascetismo, che non è più, ormai, «macerazione fisica», bensì sobrietà ed essenzialità e, sostanzialmente, autentico comunismo (la «vittoria sul proprio»). Quindi 3) la conversione, pratica continua basata sull’obbedienza e sull’umiliazione di sé; 4) il lavoro, che, «nell’esperienza benedettina-cistercense, ci accomuna profondamente ai poveri, ai campesiños delle nostre terre» e che, seppure talvolta in modo impercettibile, «è collaborazione al divenire del mondo e dell’umanità»; e infine 5) l’accoglienza, la messa a disposizione di un luogo, di uno spazio estraneo alla condotta del mondo.

Fin qui tutto bene; la tentazione di ribattere diventa un po’ più forte quando la riflessione si allarga, come dicevo, a spunti antropologici o sociologici.

(1-segue)

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  1. Madre Cristiana Piccardo, Alle sorgenti della salvezza. La vita contemplativa oggi, introduzione di m. Rosaria Spreafico, badessa di Vitorchiano, Nerbini, Associazione Nuova Cîteaux, 2015 («Quaderni di Valserena»; 2).
  2. Dopo essere stata badessa dell’abbazia di Vitorchiano per 24 anni, alla fine degli anni Settanta Cristiana Piccardo è partita per il Venezuela, dove ha fondato e poi retto la «piccola trappa tocuyana» di Humocaro (fondazione ufficiale di Vitorchiano dal 1987).

 

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