«Così com’è» (dalla «Lettera d’oro» di Guglielmo di Saint-Thierry)

LetteradoroGrazie alla nuova edizione curata da Cecilia Falchini per le Edizioni Qiqajon, sono andato a riguardare la Lettera d’oro di Guglielmo di Saint-Thierry. Di questo testo del 1144, rivolto ai certosini da un cisterciense ex benedettino, mi interessava soprattutto la parte dedicata alla specificità della vita solitaria e al suo simbolo, la cella (i capitoli 94-186). Un simbolo del quale, da «cultore di cose monastiche», subisco in pieno il fascino. Ah, la cella: al riparo dal tumulto, il silenzio, le letture, la finestrina e magari il giardinetto. In realtà quello che ho in mente è un confortevole monolocale arredato e corredato, con un biblioteca ben fornita e trattamento di mezza pensione.

Ben vengano quindi gli ammonimenti di Guglielmo, che già al suo tempo richiamava l’attenzione sulle storture, come ad esempio l’abitudine di edificare celle «con denaro altrui», dimenticando la «santa rusticità» dei padri e costruendo, «per mano di artisti rinomati, celle non eremitiche, ma aromatiche». Al di là delle battute, la cella è anzitutto «officina» di beni spirituali, e ancora «infermeria» per le malattie dell’anima, e non tempio della solitudine: «È veramente solo, infatti, colui con il quale Dio non è, è veramente recluso colui che non è libero in Dio. Solitudine e reclusione, difatti, sono nomi di miseria; la cella, invece, non deve essere mai reclusione forzata, ma dimora di pace; la porta chiusa, non nascondiglio, ma ritiro» (29).

La cella inoltre non è il luogo dove celare le proprie debolezze, al contrario: «Colui con il quale Dio è, infatti, non è mai meno solo di quando è solo». La cella è la palestra dove si possono correggere le proprie debolezze, è il luogo dove tutto è brutalmente svelato, dove l’assenza di testimoni umani si traduce nella suprema e implacabile (e benigna) Presenza. È un luogo la cui soglia bisogna stare molto attenti a varcare: «Colui che abita con se stesso, infatti, non ha con sé se non se stesso, e così com’è. L’uomo cattivo, dunque, non abita mai sicuro con se stesso, poiché abita con un uomo cattivo e nessuno gli è più molesto di se stesso» (145).

Senza dimenticare, infine, di non attaccarci troppo a questo piccolo angolo tutto per noi, perché «ci troviamo, infatti, in un accampamento, militiamo in un paese straniero», siamo solo di passaggio e quindi non dobbiamo costruire case, ma limitarci ad erigere tende che possano essere abbandonate al primo richiamo. Ecco, l’esatto contrario di quell’immagine falsata, probabilmente figlia di tanta letteratura romantica, di luogo privato, di fortino individuale, dove ripararsi e in fondo nascondersi. Nel mondo ci si può nascondere, ci si può dissolvere, si può scomparire; nella cella monastica no.

Guglielmo di Saint-Thierry, Lettera d’oro, nuova edizione a cura di C. Falchini, Edizioni Qiqajon – Comunità di Bose 2014.

Lascia un commento

Archiviato in Libri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...