L’«Elogio degli amanuensi» di Giovanni Tritemio

Ci sono libri che, in relazione al proprio interesse, si leggono un po’ per dovere, perché li si trova spesso citati, magari perché sono stati anche oggetto di mode editoriali. Il caso più recente è stato l’Elogio degli amanuensi di Giovanni Tritemio. È un testo del 1492 che, mentre l’onda della stampa si sta già ingrossando, mette in guardia sull’importanza della copiatura dei manoscritti, un’attività che è di grande utilità per le anime, direttamente per chi la esercita e indirettamente per chi ne riceve i frutti, e che non deve andare perduta. Lo dovevo leggere e l’ho letto.

E come sempre, o quasi, accade ne ho ricavato qualcosa di inatteso (tra l’altro, è lo stesso Tritemio a dire che, se si escludono i volumi dal contenuto ereticale, «nessun libro è così piccolo o povero da non poter avere una qualche utilità»). Anzitutto l’autore stesso, di cui non sapevo nulla e del quale adesso vorrei sapere tutto. Poi la sua straordinaria ambiguità: afferma di dubitare della bontà della carta stampata e al tempo stesso si assicura i servigi di uno dei migliori tipografi di Magonza per le sue opere, Elogio compreso – come se oggi scrivesse un inno al libro di carta e contemporaneamente buttasse fuori ebook a tutto spiano.

In effetti, in più di un passo, sorge il dubbio che nella copiatura di codici l’abate Tritemio vedesse soprattutto uno strumento molto utile per combattere l’ozio o altre cattive abitudini dei suoi monaci. In ogni caso stiamo parlando prevalentemente di testi sacri, e quindi decisivi per la salute delle anime, ed è interessante notare come la pratica della scrittura potesse diventare quasi una forma di meditazione del testo che veniva trascritto, un’idea di corpo a corpo molto significativa e in linea con certe correnti che spingevano verso un accesso non mediato alle Sacre Scritture: «Siede [il monaco], quieto e solitario, godendo dell’esercizio della scrittura, conducendo in tal modo i propri lettori a glorificare il nome del Signore. Inoltre, mentre ricopia tali opere utili e buone, egli si avvicina lentamente alla comprensione dei misteri divini… Ciò che scriviamo infatti, si imprime nella nostra mente con maggior forza, poiché leggendo e poi ricopiando possiamo riflettere sulle cose lette».

Tra le righe emerge la vera preoccupazione di Tritemio. La scrittura è un’attività ideale, adatta a tutti i confratelli, «anche perché molti monaci sono così incerti nella fede o così poco eruditi da non poter svolgere nessun’altra attività di più alto livello». E ancora: «Alcuni infatti sono così pigri e indolenti che si scusano – in realtà quasi gloriandosi del loro stato – dicendo: “Ma io non so scrivere!” Se non sai, impara». Non parliamo poi delle attività alternative, come il lavoro nei campi: con la vanga in mano si finisce col parlare a vanvera: «Gli argomenti di queste conversazioni sono abitualmente le guerre e i conflitti tra re e principi e tutto il fasto del mondo secolare». Stiano nella cella, quindi, e copino.

E se proprio non sanno scrivere, né sono in grado di imparare, i monaci potranno «rileggere quello che il copista ha già scritto» (praticamente correggere le bozze), oppure «aggiungere i segni di interpunzione», o tagliare i fogli, raschiarli, ripulirli e tracciarvi le linee per la scrittura – «troverete sempre qualcosa in cui potrete essere d’aiuto ai vostri copisti».

Insomma, nella grande distrazione di tutti «lasciate che gli uomini mondani perseguano i propri interessi, che vaghino senza far nulla i monaci oziosi, che gli sciocchi abati si divertano con i propri cavalli [sic], che altri perdano tempo giocando con i falchi nel cielo, che altri ancora discutano dei propri cani da caccia», lasciateli perdere e non smettete di copiare riga dopo riga, pagina dopo pagina: «Copiate volumi finché vivrete, e dopo la morte ne raccoglierete i cospicui frutti».

Giovanni Tritemio, Elogio degli amanuensi (De laude scriptorum), a cura di A. Bernardelli, Sellerio 1997.

4 commenti

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4 risposte a “L’«Elogio degli amanuensi» di Giovanni Tritemio

  1. Non sapevo nulla di questo “Elogio degli amanuensi” nè di Giovanni Tritemio. Ti ringrazio per aver aperto il sipario su un mondo lontano ma al quale siamo irriconoscenti,

  2. MrPotts

    Grazie a te per il tempo che hai dedicato ai miei appunti.

  3. Come promesso ho evidenziato questo blog da me. 🙂

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