Tre storie di san Saba

1. Saba molto giovane (era nato nei pressi di Cesarea nel 439), e già in forze al monastero di Flaviana, un giorno vide una mela «bella d’aspetto e veramente dilettevole». Quasi vinto dall’impulso, la staccò dall’albero e fece per addentarla, ma poi gli sovvenne Adamo, colui che introdusse la morte nel mondo, e si bloccò: che io non segua la soddisfazione del ventre a scapito dei godimenti spirituali. «E così, vinto il suo desiderio con un ragionamento più forte, gettò la mela a terra e la calpestò, calpestando, con la mela, il suo stesso desiderio. E da quel giorno si dette questo precetto, di non mangiare mai mele fino alla morte.»

2. Saba, ancora adolescente, era già chiamato il «giovane vegliardo» ed era capace di grandi gesti. Un giorno d’inverno, nuvoloso e umido, il monaco addetto alla panificazione pensò bene di stendere il suo bucato nel forno. Poi se ne dimenticò, e il giorno dopo, intento alla cottura del pane, «si ricordò dei suoi abiti e fu in gran turbamento a loro proposito». Nel trambusto generale, nessuno sapeva cosa fare, tranne Saba, che «sostenuto da una fede inaccessibile al dubbio, dopo essersi armato del segno della croce, balzò nel forno, vi prese gli abiti e ne uscì indenne». Gli anziani del monastero ne furono molto impressionati.

Il monastero di Mar Saba

Il monastero di Mar Saba

3. Saba ormai anziano, e carico di gloria per la santa vita e le molte fondazioni monastiche, soffrì la contestazione dei suoi confratelli. Il sant’uomo, «combattivo contro i demoni, [ma] dolce verso gli uomini», si allontanò di sua volontà dal monastero e si diresse nella regione di Scitopoli, dove si esiliò per qualche tempo in una grotta abitata da un leone. Già la prima notte, l’animale, trovato il vecchio monaco addormentato, lo afferrò per la tunica e cercò di trascinarlo fuori. Ma Saba, destatosi, cominciò a recitare l’ufficio notturno, e il leone uscì dalla grotta ad aspettare. Conclusa la salmodia, Saba si distese di nuovo, e di nuovo il leone provò a spingerlo fuori. Al che Saba gli si rivolse: «La caverna è abbastanza vasta per contenerci largamente ambedue», siamo entrambi figli di Dio; se ti va, resta con me, se no, ciao. «A queste parole, colto in qualche modo da reverenza, il leone se ne andò.»

Cirillo di Scitopoli, Vita di Saba, III, V, XXXIII, in Storie monastiche del deserto di Gerusalemme, traduzione di R. Baldelli e L. Mortari, note a cura di L. Mortari, Edizioni Scritti Monastici Abbazia di Praglia 2012, pp. 223, 224, 259-60.

Lascia un commento

Archiviato in Agiografie, Le origini, Spigolature

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...