Reperti, 9-10

9. A Auden non piaceva il gregoriano. Spero non sia improprio immaginare che Auden avesse in mente un coro gregoriano di monaci quando, nell’estate del 1973, poco prima di morire, scriveva questi brevi versi: «When truly brothers, / men don’t sing in unison / but in harmony». D’altra parte, quasi vent’anni prima (la prima pubblicazione è del 1955) aveva usato lo schema delle ore dell’ufficio monastico per il poemetto Horae Canonicae (con lo spostamento molto significativo delle lodi dopo compieta). La traduzione italiana più recente, di Alessandro Gallenzi, amplia l’immagine e, se così si può dire, la concettualizza: «Se tra loro c’è vera fratellanza, / gli uomini non cantano all’unisono: / cantano in armonia», ma io resto fedele alla versione più lineare di Aurora Ciliberti, traduttrice storica di Auden, che a suo tempo aveva detto: «Quando veramente fratelli, / gli uomini non cantano all’unisono / ma in armonia».

W.H. Auden, Shorts, in Grazie, nebbia, trad. di A. Gallenzi, Adelphi 2011, p. 47; trad. di A. Ciliberti, Guanda 1977, p. 61.

10. Il film di Dio. «Meraviglioso momento inaugurale infatti del primo pomeriggio in cui rimango solo nella baita e cucino il mio primo pasto, lavo i miei primi piatti, faccio la pennichella, e mi sveglio sentendo l’inebriante cerchio di silenzio o il Paradiso persino dentro e attraverso il gorgoglio del torrente – Quando dici SONO SOLO…» C’è un vaghissimo sapore eremitico nelle tre settimane che Jack Kerouac passa nella baita di Ferlinghetti a Big Sur, sulla costa californiana, e la cui descrizione occupa la prima parte del romanzo omonimo del 1962. L’episodio, breve ma dalla lunga eco, è racchiuso tra blocchi di vicende meste e alcoliche e contiene, senza esagerare, un «tasso contemplativo» alto. Kerouac siede sulla spiaggia a trascrivere quello che gli dice l’oceano, a osservare gli alberi, le rocce, l’acqua, un asino, a osservare soprattutto i suoi pensieri e i suoi ricordi, e tutti quei «particolari della vita che adesso, ormai distanti milioni di anni luce, hanno assunto l’aspetto (come probabilmente per Proust nel chiuso della sua stanza) di piacevoli film mentali rievocati a volontà e proiettati per ulteriore studio – E piacere». E aggiunge: «Come immagino faccia Dio proprio in questo momento guardando il suo film, cioè noi».

Jack Kerouac, Big Sur, trad. di I. Legati, Mondadori 2010, p. 23.

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