Il mosaico

Mi hanno ricordato, correttamente, il pericolo di sicuro fraintendimento che corro con queste note quando applico categorie inadatte a un fenomeno che può essere compreso soltanto all’interno di un preciso contesto. In altre parole: che senso ha avvicinarsi al monachesimo con «occhi laici»? Dico «ricordato» perché si tratta, ovviamente, di un dubbio che ho sempre avuto, ma che è giusto rinverdire. In altre parole ancora: sì, leggi leggi, ma rimani necessariamente fuori, non capisci la lingua e interpreti male e vedi cose che non ci sono, fantasmi.

Ho reagito – anche se penso che sia un ostacolo inaggirabile – come faccio sempre, aprendo un altro libro: Il Povero e la bambina. Storia di una monaca di clausura, e proprio nella Prefazione del Preposito generale dei Carmelitani scalzi, Saverio Cannistrà, ho trovato queste parole: «Dalla lettura di queste pagine si vede bene come le domande che la gente comunemente pone alle monache di clausura non possano trovare risposta se non accettando di lasciarsi coinvolgere almeno un poco nella relazione che è al centro della loro vita, quella con Gesù Cristo. Senza questa empatia, tutto è suscettibile di essere interpretato con altre categorie, e così in qualche modo frainteso. Teresa [d’Avila] direbbe che diventa impossibile comunicare, come se si parlasse arabo». Ecco appunto.

Sono andato avanti ugualmente e ho letto la storia di «una carmelitana» con grande… Stavo per dire, come tante altre volte, «interesse». Ma qual è la sostanza di questo «interesse»? Ho letto la vicenda della vocazione, dei dubbi e infine del discernimento conquistato a fatica grazie alle parole dei grandi autori carmelitani e soprattutto di Teresa d’Avila («La grande Teresa aveva fatto luce, mi aveva indicato la strada, e mi fidai. Una donna sente al volo quando un’altra donna dice il vero»). Ho letto dell’ingresso al Carmelo («Il Carmelo non è fatto per anime che vogliano fuggire dal mondo, ma che intendono vivere sprofondate nel cuore del mondo!»), del percorso anch’esso faticoso all’interno della comunità, degli aspetti della vita quotidiana mescolati con quelli spirituali – il «paradosso» che tiene uniti cielo e terra. Ho letto molte indicazioni per così dire preziose: «Insopportabile non è la sofferenza ma la solitudine. È ciò che mi sento di dire, dopo anni di vita carmelitana…», «Teresa ha pensato i suoi monasteri come scuole di relazione», molte altre. E infine la citazione di don Milani: «Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto», parole che l’autrice così commenta: «Con onestà, credo che la carmelitana potrebbe paradossalmente ripeterle davanti a ogni sorella e, in lei, a ogni uomo».

D’accordo, questo è importante per provare a capire, ma, ripeto, perché mi interessa? Oggi, molto approssimativamente, potrei dire che, sebbene non creda (uso questo termine per semplificare) all’esistenza di una vicenda eterna, bensì alla realtà di una vicenda fisica, biologica, storica, economica e sociale complessa al punto da apparire trascendente, trovo comunque utile ascoltare chi è giunto a conclusioni differenti. Una formulazione molto insoddisfacente, forse è meglio dire che non lo so.

A conclusione delle sue riflessioni sulla clausura la «carmelitana» riassume così: «Dialogo, condivisione, lectio della Parola, fedeltà alla Regola diventano momenti privilegiati che permettono a ognuna di essere quel pezzetto di mosaico che in modo unico e irripetibile è chiamata a realizzare nel proprio monastero» (p. 89). Il corsivo su «unico e irripetibile» l’ho messo io perché quello, forse, dentro e fuori il monastero, è uno dei punti di maggior distanza. Distanza forse incolmabile, perché io credo che, a malincuore, si debba perlomeno aggiungere sostituibile.

«Una carmelitana», Il Povero e la bambina. Storia di una monaca di clausura, Edizioni OCD 2011.

9 commenti

Archiviato in Carmelitane, Libri, Pensierini

9 risposte a “Il mosaico

  1. Pur privo della tua Attenzione e Studio, e minor consuetudine ! , sperimento anche io la stessa medesima domanda , e simile posizione culturale e politica. Questa tua risposta, la condivido in pieno. Aggiungo, breviter perché il formato lo esige, che ho ‘frequentato’ – per lettere ( molte ) e de visu ( 7 ), le monache di clausura carmelitane di san sepolcro. E che di quel dialogo, casuale in principio – cercato ( reciprocamente ) , ho tratto molto . Oggi, da quattro anni ormai, per carenza di novizie ( e, temo, per altri, discutibili motivi ) il convento è stato chiuso, le poche Sorelle rimaste ‘ordinate’ altrove… . Un caro saluto, riconoscente, da Valerio Aaron Baotzebao ( nomina sunt… ) Fiandra. Ciao

    • MrPotts

      Grazie a te, Valerio.
      La formulazione è davvero insoddisfacente, e mentre “postavo” pensavo già a un’altra forma, che magari proverò a sviluppare.

      • Non direi proprio ” insoddisfacente ” , a meno che non si intenda la difficoltà /impossibiltà di ‘satis fare’ adeguatamente in materia del genere e senza l’ esperienza specifica. Ma a noi dagli occhi laici, a noi l’hai data, a’soddishfaziòne…

  2. nicola

    La spiritualità orientale invece non propone questa netta distinzione tra laico e monaco, ma propone l’ideale monastico a tutti i credenti; lo sviluppo del “monachesimo interiore” vissuto nel mondo raggiunge il suo apice nell’Ortodossia ma anche nel mondo Cattolico si sta prendendo coscienza di questo status, a partire da Don DIvo Barsotti a Enzo Bianchi; il tema è di grande interesse, per chi da laico è attratto comunque dal monachesimo.

    • MrPotts

      Purtroppo la mia conoscenza della spiritualità orientale è minima, se si eccettua qualche “padre”, ma ho un programmino di letture per porvi rimedio. Il “monachesimo interiore” è un concetto assai interessante, soprattutto se intrecciato ai meccanismi di adesione a una regola.

      • nicola

        “Come monaci nel mondo” di Francesco Comandini è un’ottima lettura in merito.. Da lì infatti è iniziato il mio interesse a vivere il monachesimo nel mondo, interesse che è sfociato in un pellegrinaggio, quest’estate, al Monte Athos in Grecia.

  3. MrPotts

    Grazie della segnalazione, lo recupererò.

  4. giancarlo

    mi rendo conto che questo commento è ormai un po’…fuori tempo. ma volevo farti notale che il concetto di monachesimo laico è ormai diffusissimo, anche tra gli sposati. l’ambiguità spesso risiede nel fatto che si pensa ad un agire monastico e non ad una esistenza monastica, ad una coscienza monastiche di se. ma il discorso è complesso.se ti interessa posso dilungarmi…

    • MrPotts

      Sì, e sto cercando di documentarmi. Giancarlo, se avessi voglia di “dilungarti”, oppure segnalarmi qualche lettura sulla questione, non potrei che ringraziarti.

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