Osservare e ascoltare

Mi ha sempre colpito la circostanza che molti scrittori che hanno tessuto le lodi dell’eremo l’abbiano fatto da una posizione opposta o dopo averlo abbandonato. Ah, potessi starmene chiuso nella mia cella, dice talvolta il monaco, intanto che viaggia da un monastero all’altro, partecipa a missioni, si mescola alle umane vicende. Può trattarsi di nostalgia del paradiso perduto, di segreta aspirazione, certo, dello struggimento che divampa proprio quando si perde una condizione, ma è comunque singolare che provenga da chi, in qualche forma, non ha resistito al richiamo del mondo «di fuori». Come se si sentisse in colpa.

Forse, anche, c’è il desiderio che l’umanità si trasformi in una «collettività di eremiti»: tutti soli, ma anche tutti insieme, separati ma in contatto (al modo in cui la sociologia legge alcune dinamiche contemporanee). E per far questo bisogna uscire e agire, in nome di una di quelle ipotesi irreali che non deludono perché non possono essere verificate.

Ad esempio Pier Damiani, autore di uno dei vertici della letteratura dedicata al tema, la Lode della vita eremitica, contenuta nel suo opuscolo Il libro chiamato Dominus vobiscum (Liber appellatus Dominus vobiscum). Già la vicenda del suo autore è emblematica, con il suo continuo entrare e uscire dall’eremo (mi ordinavano di farlo, ci risponderebbe…) e con la sua morte on the road, nel 1072. Anche lo spunto del trattatello, poi, è significativo. Uno spunto linguistico che rimanda direttamente alla questione: i confratelli gli chiedono con insistenza se durante le orazioni devono dire «Il Signore sia con voi» e se devono rispondere a se stessi dato che sono soli nella cella. La risposta di Pier Damiani è una densa riflessione ecclesiologica, nella quale non mi addentro per ovvi motivi di incompetenza.

Mi limito ad ascoltare questa lingua così ricca, questo rigoglio di immagini (molte delle quali guerresche), queste accensioni poetiche: «Come le stelle, l’una dopo l’altra, alternando i loro cammini arrivano al giorno, così i salmi, che escono dalle sue labbra [del monaco] come da un qualche oriente, scorrono a poco a poco verso la loro fine, fatti quasi compagni di viaggio delle stelle». E di riflesso mi sembra di vedere il mondo, con i giardini, i mercati e le officine, i bagni e le piscine, i colpi di martello e la rugiada, quelli accesi dal desiderio («luxuriosis renibus») e quelli che dicono le parolacce («jocosi»).

Non voglio far dire a Pier Damiani quello che non dice. Però me lo immagino mentre viaggia e osserva il mondo, le cose e gli esseri umani, e anche se si prepara a dirne quattro a questi ultimi, continua a osservarli e ad ascoltarli. E prende appunti.

Pier Damiani, Il libro chiamato Dominus vobiscum indirizzato all’eremita Leone, Piemme 2001.

1 Commento

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Una risposta a “Osservare e ascoltare

  1. fra Alberto

    Ricordo la prima volta che uscí di comunitá… era cosí, osservavi il mondo “(ir)reale” e ti chiedevi come facessero a vivere “loro” in quel mondo cosí finto, sapendo che me ne sarei tornato nel “chiostro” a far scorrere i salmi a poco a poco verso la loro fine, fatti quasi compagni di viaggio delle stelle…

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