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L’eremita e gli usignoli

Come dice Maria Luisa Spaziani, che in una sua bella poesia mi ha fatto scoprire l’aneddoto monastico, nessuno al mondo ricorderebbe il nome di Sigar di Northaw, strano eremita, «se una notte remota (era gennaio / o un plenilunio di settembre?) in furia / non avessi chiamato a te i novizi, / e con reti e con frecce e con panie / non li avessi costretti a dare il bando / per sempre agli usignoli del giardino»1.

La tomba di Sigar (o il suo cenotafio) è ancora visibile presso la cattedrale di Saint Albans, nell’Hertfordshire, e alla sua vicenda è dedicato un intero paragrafo delle Gesta abbatum monasterii Sancti Albani, intitolato proprio alla «santità di Sigar, monaco ed eremita». Il quale Sigar così viene consegnato ai posteri: «Vigorosissimo domatore della sua carne, eccellente vincitore di demoni, inflessibile spregiatore del mondo, famosissimo coltivatore di virtù».

Ai tempi dell’abate Goffredo di Dunstable, che resse l’allora fiorentissima abbazia di Saint Albans dal 1119 al 1146, Sigar era solito andare al monastero ogni mattino per cantare il mattutino nell’oratorio dell’abbazia. Dopodiché se ne tornava al suo eremo, dove continuava le orazioni e la meditazione, in solitudine.

Tutto regolare.

Ma questo campione di santità e di devozione aveva un problema: talvolta veniva distratto nella preghiera dal canto degli usignoli (lusiniae vel philomela), sicché un giorno si inginocchiò e chiese a Dio di far sparire (ut amoveret) quei volatili, in modo che non gli capitasse più di rivolgere alle modulazioni del loro canto l’attenzione che doveva soltanto a Dio. E così fu, e i poveri usignoli si tennero lontani dall’eremo di Sigar non soltanto per tutto il corso restante della sua vita, ma fino al tempo presente [almeno un secolo dopo], e per mille passi d’intorno non osarono più cantare e nemmeno farsi vedere.

Il problema, tuttavia, non era la distrazione, intuisce Maria Luisa Spaziani, bensì il fatto che Sigar volesse essere l’unico a cantare le lodi del Signore, ma, come ricorda opportunamente la poetessa, «non si è mai soli, o monaco orgoglioso».

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  1. Maria Luisa Spaziani, Gli usignoli di Saint Alban’s, in Utilità della memoria, Mondadori 1966, p. 145-47.

 

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