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L’animo alienissimo dal matrimonio (Voci, 19)

La Vita della B. Ivetta Vedova (13 Gennaio)

L’Historia della Vita della B. Ivetta, specchio di penitenza e di santità, ci fu lasciata diligentemente scritta da Ugo Floresiense, Canonico Regolare dell’Ordine Premonstratense, ed è nella maniera che siegue. Nacque questa Beata Serva del Signore della Terra di Huy, appartenente al Vescovado e Principato di Liegi, da progenitori di chiaro sangue e dovitiosi molto. Appena hebbe ella toccato l’anno 13 dell’età sua, che fu da’ suoi trattato di dargli marito; e come che, oltre alla ricca dote, havesse ella un dovitioso capitale di tutte le qualità che ponno in una donzella nobile desiderarsi, fu da molti giovani nobili suoi concittadini ricercata in matrimonio. Et abbenché fosse ella lontanissima dal pensiere d’appigliarsi allo stato coniugale, nulladimeno, per non mancare al rispetto & all’ubbidienza dovuta a’ suoi genitori, chinò il capo e fu data per moglie ad un nobil giovane, suo pari e della sua patria medema.

Ma non andò gran tempo che, annoiata dallo stato da sé abbracciato, e vaga di esserne prosciolta, hebbe desiderio che ciò si effettuasse mediante la morte dello sposo. E quantunque per il buon fine, che ella haveva di rimaner libera per potersi dare intieramente al Divin servigio, non fosse ciò da essa creduto illecito, conosciuta poscia da sé la gravezza di questo peccato, pianselo lungamente e fenne rigorosissima penitenza, infino a che fu assicurata dal Cielo di haverne dalla pietà Divina ottenuto il perdono. […]

Restata in questo mentre priva del marito, e conseguentemente sciolta (cosa sommamente da lei bramata) dal tanto a lei grave e noioso peso del giogo matrimoniale, e ciò nel fiore dell’età sua, cioè nell’anno diciottesimo, e quinto dal suo matrimonio, parve a lei il tempo opportuno per darsi tutta alla vita spirituale. Ricusò perciò di passare alle seconde nozze, abbenché a questo da molti, che ammiravano & amavano le di lei rarissime doti, venisse a grande instanza sollecitata. Lasciolla il defunto suo Consorte madre di tre fanciulli maschi, uno de’ quali passò all’altra vita in tenera età; applicò il maggiore, già grandicelllo, allo studio delle lettere; ritenendo appresso di sé, come troppo tenero, e non per anco atto d’applicarsi alle lettere, il più giovane. Cercò il padre di Ivetta, il quale di mala voglia portava di vederla, giovane come ella era, nello stato vedovile, tutti i mezzi a sé possibili per indurla a passare un’altra volta a marito, impiegando perciò l’autorità di Radulfo Vescovo e Principe di Liegi […].

Fecela il Vescovo chiamare alla sua presenza, ove giunta che fu & vi hebbe veduta la folta moltitudine de’ tanti personaggi che gli facevan corteggio, con assieme le Guardie de Soldati che stavangli attorno, atterrissi ella non poco, e come grandemente modesta se gli coperse il volto di rossore. Pure venendo incoraggita dal Vescovo, che la tirò alquanto in disparte, ascoltò, standosene ella frattanto con la mente tutta fissa in Dio, il discorso che egli le fece e con cui studiossi di persuaderla perché si conformasse a’ voleri del Padre. Stava ella (come dicevamo) col cuore a Dio, e pregavalo di volerla liberare da quel periglioso assalto. Rispose a tutte le proposte del Vescovo con gran modestia e con non minor prudenza. Rappresentogli haver essa l’animo alienissimo dal matrimonio e per questo, e per poter più speditamente servire a Dio, essersi con voto ligata di osservare castità nello stato vedovile.

Adopraronsi molti degli astanti, persone letterate ed astute, di persuaderla a piegarsi, ma fu ogni lor’opra gettata al vento, rimanendosi a guisa di scoglio, immota a fronte di quell’onde che la sbattevano. Vedutasi dal Vescovo la sodezza d’Ivetta, non volle passar più oltre con la sua persuasiva; anzi, fattosi suo avvocato e difenditore, lodò il da lei fatto proponimento, e promisegli il suo patrocinio contro chi havesse intrapreso a molestarla. Ordinò inoltre al di lei Padre di fare lo stesso e, datagli la sua benedittione, la rimandò con Dio.

♦ Santorale del Sacro Ordine Cisterciense, raccolto dal M.R.P.D. Marc’Antonio Carretto, monaco della Congregatione Riformata di San Bernardo del medemo Ordine, tomo primo, che contiene i Mesi di Gennaro e di Febraro, in Torino 1705, nella Stampa di Gio. Battista Fontana, pp. 95-97.

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