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Una certa mistura dolce, chiamata in Sicilia cassata (Voci, 16)

Capitolo XII. Dell’osservanza del Monastero, e di alcune maraviglie in esso operate da San Francesco di Paola.

Sin dalla fondazione fiorì sempre in questo Monastero a maraviglia l’osservanza regolare, e diffuse da pertutto l’odore della virtù, che coltivarono con sommo studio le Religiose: onde la ritiratezza e santità della vita conciliò loro una venerazione particolare. […]

Si ha con molta delicatezza sempre conservata in esso la custodia del voto della Vita Quaresimale, della cui osservanza in varie occasioni s’ha mostrato zelantissimo il Santo Patriarca Francesco, come ci fan conoscere i seguenti casi occorsi con maraviglia nel Monastero. Scrive il P. Isidoro Toscano nella Vita di S. Francesco di Paola, e il P. Bartolommeo Maggiolo nella vita dello stesso santo, e Gio. Giacomo Leti nel Ristretto di detta vita, che costumandosi in questo Monastero tener due cucine, una per i cibi quaresimali, l’altra per i cibi di carne, per l’inferme, che mangiavano in refettorio distinto, come dispone la Regola; nel 1611 D. Francesco la Riba, Vicario Generale del Cardinale Giannettino Doria Arcivescovo di Palermo, entrato nel Monastero in occasion di visita, e stimando superflua quella divisione, ordinò che tutti i cibi s’apparecchiassero in una sola cucina, e tutte le Religiose, o sane, o inferme, mangiassero nello stesso refettorio, senza curarsi della Regola, che ciò espressamente proibisce.

La notte seguente mentre Suor Leonora Maria di Simone, religiosa esemplare, dormiva, fu svegliata da S. Francesco di Paola, che le disse: «Leonora getta fuori quella salvietta sozza di carne, che sta nella cucina dell’osservanza». All’apparizione e comando del Santo, s’alzò sollecitamente Leonora per ubbidire, ma ebbe animo di dire al santo Padre: «E come si farà coll’ordine del Vicario Generale, che vuole in una sola cucina apparecchiarsi tutti i cibi?» Soggiunse il Santo Patriarca: «Figlia, non dubitare: Dio provvederà. È volontà di Dio che s’osservi la mia Regola, e lo stesso Vicario ben presto ordinerà il contrario». La stessa notte fu inaspettatamente assalito il Vicario da tal sincope mortale che per sette ore parve di già spirato. Ritornato poi a’ sentimenti, riconobbe esser stato il gastigo dall’ordine dato al Monastero, e d’un subito mandò ordine contrario alle Religiose, che senza innovar cosa alcuna intorno al mangiare, proseguissero l’osservanza conforme lor comandava la Regola: perloché in appresso non s’arrischiò più ad opponersi a quanto su questo punto s’ordinava dal Santo Padre nella sua Regola.

Con altri varj e memorabili avvenimenti ha mostrato il Signore di voler la perfetta osservanza della Vita Quaresimale in questo Monastero. Raccontan le Religiose di esso, fra le altre meraviglie, che a 27 Maggio del 1714, avendo fatta una ricreazione all’inferme la Madre Correttrice, una di esse in età grave, colla sua porzione di torta di carne, si portò a passare per detto refettorio. Avvisata da altra religiosa, che se n’accorse, a non passarvi, ella non curato l’avviso seguì il cammino, per l’età molto avanzata pian piano. Appena però uscita dal refettorio le cadde dalle mani la torta, e si ridusse in minutissimi frammenti, senza potersi approfittare di qualche sua minima parte: e riconobbe l’accidente in gastigo di sua trasgressione.

Due galline del Monastero pigliaron l’uso di partorir le uova entro il refettorio dell’Osservanza, e senza alcuna occasione ben presto ne morirono.

Parecchi anni addietro una donzella, che vivea allora nel Monastero in istato di educanda (oggi religiosa professa), mentre mangiava sul limitare del refettorio un pezzo di certa mistura dolce, composta di farina, ricotta e zuccaro, chiamata in Sicilia cassata, fu avvisata ad andarsene via: ella però, senza far conto dell’avviso, entrò colla bocca ancor piena nel refettorio. Ma che? Avvicinatasi ad un altare, che allora nello stesso luogo s’accomodava, le cadde il Crocifisso dello stesso altare sul capo, e ne restò nell’istesso tempo percossa ed avvertita a custodir con esattezza l’osservanza di quel luogo.

♦ Antonino Mongitore, Istoria del ven. Monastero de’ Sette Angioli nella città di Palermo, dell’Ordine delle Minime di S. Francesco di Paola, colle memorie delle Religiose illustri in Santità, che in esso fiorirono, Palermo, per Gio. Battista Aiccardo, 1726, pp. 153-57.

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