Dice Ugo di San Vittore, monaco agostiniano, intorno al 1127:
Gli elementi dunque sono quattro: paura, preoccupazione [cura], necessità e passione, e da tre di essi (cioè la paura, la necessità e la passione) nasce il quarto (la preoccupazione). Infatti ciò che temiamo che accada, con viva preoccupazione ci diamo da fare per evitarlo; ciò che ci addolora con la sua presenza, poi, ci sforziamo con viva preoccupazione di allontanarlo da noi; sempre con preoccupazione ci industriamo di ottenere ciò che desideriamo. Così, dopo l’impulso della passione, segue una solerte preoccupazione, la solerte preoccupazione è seguita dallo sforzo nell’agire concreto e l’azione concreta accresce la cautela che è propria della circospezione. Dal momento però che per via della nostra natura corrotta in noi si trova una più spiccata sollecitudine verso l’ottenere ciò che desideriamo disonestamente o verso l’evitare ciò che temiamo senza alcuna ragione, accade che quella cauta circospezione che abbiamo trascurato di procurarci attraverso gli sforzi volti al bene più facilmente la acquisiamo per mezzo di quelli rivolti al male. Infatti spesso chi non teme la morte dell’anima è però atterrito da quella del corpo e chi non riflette sugli eterni tormenti della Geenna paventa di subire le pene temporali.
♦ Ugo di San Vittore, L’arca di Noè, III, XI, in L’arca della mente, vol. I, a cura di C. Bologna e M. Mocan, testo di P. Sicard, traduzione di M. Bernardi, commento di M. Mocan con la collaborazione di M. Bernardi, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori 2026, pp. 135-37.

Un fine psicologo… Mi piace molto:-)
Proprio così, un altro dei fini psicologi che popolavano i chiostri.
Leggo e rileggo, ma non riesco a capire. Sarà forse per l’uso di parole come “preoccupazione”. Sarebbe l’equivalente dell’inglese “concern”?
Grazie sempre per questo appuntamento settimanale. Preziosissimo.
Nel testo latino la “preoccupazione” è “cura”, che copre un ampio spettro di significati, tra i quali quello scelto dal traduttore; ma si può andare anche verso la premura, l’attenzione, persino l’affanno, e quindi, sì, direi anche il concern.
E grazie a lei per l’attenzione.