Dice Bonaventura da Bagnoregio, a Parigi, tra il 1254 e il 1257, quando sta per diventare ministro generale dei francescani:
Per quanto riguarda i libri e gli strumenti ascolta quello che penso. La regola impone tassativamente [expresse] ai frati l’autorità e l’ufficio di predicare, in termini tali che non credo si trovino in un’altra regola. Se dunque non devono predicare chiacchiere [Si igitur praedicare non debent fabulas], ma parole divine; e queste non le possono conoscere, se non leggono; né possono leggere se non hanno libri; è chiarissimo [planissimum est] che l’avere libri fa parte della perfezione come il predicare. E come il possesso di messali per la celebrazione della messa e di breviari per la recita delle ore non è contrario alla povertà dell’Ordine, così pure non vi è contrarietà nel possedere libri e Bibbie per la predicazione della parola divina. Pertanto, ai frati è consentito possedere libri.
♦ Bonaventura da Bagnoregio, Epistola de tribus quaestionibus, 6, citato in Giovanni Miccoli, Francesco. Il santo di Assisi all’origine dei movimenti francescani (1991), Donzelli 2013, p. 286.

un po’ limitato come tipo di libri, ma il concetto è condivisibile.