L’avere libri fa parte della perfezione (Dice il monaco, CXLIV)

Dice Bonaventura da Bagnoregio, a Parigi, tra il 1254 e il 1257, quando sta per diventare ministro generale dei francescani:

Per quanto riguarda i libri e gli strumenti ascolta quello che penso. La regola impone tassativamente [expresse] ai frati l’autorità e l’ufficio di predicare, in termini tali che non credo si trovino in un’altra regola. Se dunque non devono predicare chiacchiere [Si igitur praedicare non debent fabulas], ma parole divine; e queste non le possono conoscere, se non leggono; né possono leggere se non hanno libri; è chiarissimo [planissimum est] che l’avere libri fa parte della perfezione come il predicare. E come il possesso di messali per la celebrazione della messa e di breviari per la recita delle ore non è contrario alla povertà dell’Ordine, così pure non vi è contrarietà nel possedere libri e Bibbie per la predicazione della parola divina. Pertanto, ai frati è consentito possedere libri.

♦ Bonaventura da Bagnoregio, Epistola de tribus quaestionibus, 6, citato in Giovanni Miccoli, Francesco. Il santo di Assisi all’origine dei movimenti francescani (1991), Donzelli 2013, p. 286.

1 Commento

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Una risposta a “L’avere libri fa parte della perfezione (Dice il monaco, CXLIV)”

  1. un po’ limitato come tipo di libri, ma il concetto è condivisibile.

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