Scrive Pier Damiani agli eremiti Albizone e Pietro, nel 1069:
Così infatti accade spesso che chi, non contento della propria sorte, si prodiga per la salvezza altrui, sia poi costretto a sopportare il proprio pericolo; e quando ad altri, come a naufraghi nel pieno della tempesta, tende la mano, le onde voraci lo travolgono a capofitto. È dunque più sicuro per noi, che ci troviamo sulla riva, essere fari per quei naufraghi nell’oscurità notturna di questa vita [hujus vitae nocturna caligine], piuttosto che mossi a compassione nuotare verso di loro a rischio della nostra stessa vita. Dimodoché costoro, avendo noi indicato loro la giusta rotta, possano raggiungere la pace di un porto sicuro; invece che noi, remigando verso di loro, si venga inghiottiti dal vortice del mare spumeggiante [vorago spumosi maris].
Pier Damiani, Apologeticum de contemptu saeculi, Epist. 165. (PL, 145, 280C).

Sagge e sante parole! Contenere la presunzione e gestire la sindrome del salvatore… 🙂 Grazie e buona estate!
Grazie a lei, come sempre, dell’attenzione.
insomma la sindrome del salvatore non è contemporanea…
(Sottovoce) I giochi delle associazioni mi hanno fatto venire in mente le istruzioni in aereo, che si raccomandano di aggiustare la propria mascherina dell’ossigeno prima di aiutare gli altri…