Dice Teofane il Recluso (1815-1894), teologo russo-ortodosso, vescovo e infine monaco recluso:
La primavera è un periodo piacevole, ma quanto male fa sul piano morale! Avete visto come i montoni, quando li portano al pascolo, belino, corrano e saltino per gioco? Da cosa dipende? La vita ribolle in loro. Provano una simile agitazione anche gli uomini – non solo i giovani, anche i vecchi. Non c’è nulla di peccaminoso in questo. È un sentimento innocente, ma non è del tutto senza colpa il modo in cui gli uomini lo usano. È la gioia di vivere! Provandola bisogna ringraziare Dio che ha lasciato posto anche alla gioia su una terra piena di afflizioni per i nostri peccati perché non cadessimo nella disperazione. Che accade invece? Non ringraziano affatto Dio, ma vaneggiano per prolungare questa gioia, si sbandano e ritornano come prima. Questa gioia e questo agitarsi della vita sono piacevoli, ma sono del tutto sensibili, corporei, e i loro richiami si mostrano sensibili e corporali. Si vuole guardare a ciò che è piacevole per gli occhi, ascoltare ciò che è piacevole per le orecchie, sentire ciò che è piacevole per l’odorato, respirare l’aria, esporsi a un venticello gradevole… Chi segue queste voglie non rimane dentro di sé, ma esce immancabilmente all’esterno, si interrompe, perciò, la vigilanza su se stessi; i pensieri, i sentimenti e i desideri cominciano di nuovo ad agitarsi… il pensiero di Dio si dilegua e la pace interiore scompare.
Teofane il Recluso, Lettera XLIV, in La vita spirituale. Lettere, traduzione a cura di M. Garzaniti, introduzione di T. Špidlík, Città Nuova 1989, p. 153.
