Irrequietezza degli arti (Dice il monaco, CXXXIX)

Dice Pier Damiani, monaco avellanita, nel 1067:

Torniamo ora al vescovo, da cui aveva preso le mosse il discorso. Infatti, sebbene Pietro, più anziano, lo avesse sempre preceduto sul cammino dei duri propositi e della vita austera, Rodolfo tuttavia, una volta elevato ai doveri del sacerdozio, nella Chiesa non trascurò ciò che aveva appreso nell’eremo. Si strofinava sempre le membra con cilici e si accontentava delle vesti di un tempo, povere e modeste. E poiché, a causa della natura assillante della sua giovane età, soffriva spesso assai gravemente di acedia, fissava delle corde alle travi soffitto della sua cella e, agganciativi gli avambracci, penzolante, perseverava nello studio dei salmi.

Pier Damiani, Vita di S. Rodolfo, vescovo di Gubbio, e di S. Domenico Loricato, II, in PL (Migne) 144, 1009-24.

2 commenti

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2 risposte a “Irrequietezza degli arti (Dice il monaco, CXXXIX)

  1. Avatar di Paola Paola

    Terribile! Così, di prima mattina di domenica… 🙂

  2. ho dovuto cercare “acedia” sul vocabolario…

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