Dal Manzanarre al… Golfo di Finlandia (Voci, 17)

Dall’Introduzione, firmata «Une moine de Lérins».

Si può pensare che, vivendo essi nascosti in luoghi appartati, non siano stati capaci di esercitare un’influenza sensibile sul mondo. Ma come san Simeone Stilita che, issato sulla sua colonna, vedeva ogni giorno raccogliersi ai suoi piedi moltitudini di persone desiderose di ascoltare la sua parola di vita, anche le case dell’Ordine Cisterciense vennero bagnate da un fiume incessante di pellegrini, e fu proprio grazie all’ospitalità che concedevano a costoro, mai ad alcuno negata, che questi solitari reclusi seppero fronteggiare i flagelli che avvelenavano l’epoca. Molti di coloro che avevano varcate le porte di un monastero, per passarvi giusto qualche ora, si convertirono nell’arco di una notte, e non ne uscirono più. Più ancora furono coloro che, dopo una semplice visita o un breve ritiro, tornarono nel mondo profondamente trasformati e recando con sé l’atteggiamento cisterciense nei confronti di quello stesso mondo. Poiché in fondo a quei chiostri vivevano uomini di grande intelligenza, affatto interessati ai problemi e agli affari del loro tempo, ma che li osservavano ormai alla più limpida luce della fede.

Era impossibile che i pensieri dei monaci rimanessero senza effetto su coloro che andavano a visitarli: per comprenderlo, al di là dello scambio tra intelletti, è sufficiente chiedersi quale forza dava a questi uomini del deserto la venerazione che li circondava per il solo fatto che avessero detto addio alle cose mondane. Di loro si pensava che possedessero la vera luce sulle cose, e il vero discernimento su ciò che era bene e ciò che era male agli occhi del Signore Iddio medesimo.

È così che, dal profondo della loro solitudine e del loro silenzio, i monasteri cisterciensi sepper operare la rigenerazione della società europea; e nulla poteva essere più favorevole a questo cambiamento che la situazione dell’Ordine, poiché dal Tevere al Volga, e dal Manzanarre al Golfo di Finlandia, esso abbracciava i popoli come un’immensa rete distesa sulla terra. Non fu in virtù del rigore dei loro ragionamenti, o dell’eloquenza della loro predicazione che i Cisterciensi riuscirono al loro compito: la loro forza fu il loro silenzio – sedebit solitarius e tacebit.

Essi furono come Colui di cui è scritto: «Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia» (Mt 12,19-20).

♦ François-Xavier Redon, Le révérendissime dom Marie Bernard, fondateur et premier vicaire général des Cisterciens de l’Immaculée-Conception, dits de Sénanque, abbé de Lérins: un serviteur de Marie, Lérins, Imprimerie de l’abbaye, 1907 (che si può legger qui).

 

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