Germano manicurista

vitadigermanoIl momento che preferisco, durante la lettura delle agiografie, è quando mi pare di notare una deviazione, anche minima, dalle forme prevalenti del genere, una piccola aggiunta, magari personale dell’autore, ai moduli canonici. È probabile che la mia impressione sia il semplice prodotto di conoscenza limitata della materia, ma devo dire che ciò non toglie l’interesse per quei momenti in cui sembra appunto che l’autore, più o meno noto, si materializzi all’improvviso e mi faccia notare un particolare o condivida una sua impressione.

Mi è accaduto, ancora, di recente con la Vita di Germano di Auxerre di Costanzo di Lione1, una breve2 agiografia databile intorno al 470-75. Biografia episcopale3 che possiamo definire già tipica, l’opera di Costanzo «intende far emergere», ricorda il bravo e compianto curatore, «la vita di un alter Christus: le guarigioni, gli esorcismi, il dominio sugli elementi naturali richiamano alla mente eventi biblici soprattutto neotestamentari che fanno di Germano un riflesso e un’imitazione di Cristo». All’interno di questa griglia non mancano di certo le informazioni e i racconti interessanti, prima tra tutti la notizia circa l’elezione di Germano alla dignità vescovile, che avviene per acclamazione («I chierici tutti, l’intera nobiltà, la plebe delle città e delle campagne convennero in una decisione unitaria») e che comporta in rapida successione l’ordinazione sacerdotale, la rinuncia ai beni e la separazione dalla moglie («la sposa è mutata da coniuge in sorella»). E andrebbero ricordati anche il bellissimo paragrafo 13, dedicato a una tempestosa navigazione notturna, e il 20 sul furto di un cavallo… Ma veniamo alle «deviazioni».

La prima riguarda un miracolo quantomeno singolare4. Durante un viaggio Germano è costretto a pernottare in campagna, presso la casa di una famiglia di contadini. Ciò nonostante non tralascia di recitare l’ufficio notturno, e proprio mentre vi è intento, all’alba, si accorge che inaspettatamente non si sente il canto di alcun gallo. Il vescovo indaga e «venne a sapere che già da molto tempo un triste silenzio rifiutava di accogliere il normale sorgere del sole» (è bella quella nota sul «triste silenzio», «tristis taciturnitas»). Supplicato da tutti di porvi rimedio, Germano benedice un po’ di frumento e lo dispose nel pollaio. Il risultato è garantito, sin troppo forse, poiché «gli uccelli che ne mangiarono assillarono fino alla noia [usque ad molestiam] le orecchie degli abitanti con la frequenza dei loro canti»: da quando è passata sua eminenza, quei benedetti galli non la smettono più…!

Nel secondo caso il miracolo è una classica guarigione, e la deviazione è alla fine. Durante un altro viaggio, mentre Germano, ormai noto a tutti per la sua fama di taumaturgo, fa tappa ad Autun, due genitori disperati portano al suo cospetto la figlia, che ha le dita della mano destra contratte e rivolte verso il palmo, al punto che le unghie hanno cominciato a penetrare nella carne, provocando piaghe dolorosissime. Germano, con santa delicatezza, benedice a una a una le dita e piano le distende, restituendo poi alla ragazza la mano sanata. È un gesto di grande dolcezza, se lo immaginiamo, e comunque lo vogliamo interpretare. Il racconto sarebbe potuto terminare qui, e invece no, poiché Germano aggiunge un altro «gesto di bontà: una volta rese diritte le dita, tagliò con le sue sante mani l’eccessiva lunghezza delle unghie secondo la forma usuale»5.

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  1. Costanzo di Lione, Vita di Germano di Auxerre, traduzione e note di E. Arborio Mella, Città Nuova 2015 (l’originale si può consultare qui).
  2. Non secondo il suo autore, che se ne scusa così: «A te, lettore, chiedo un duplice perdono: anzitutto perché ferisco le tue orecchie con solecismi e con la povertà dei termini; in secondo luogo perché uno scritto molto lungo ingenera normalmente fastidio» (§ 46).
  3. Biografia episcopale dedicata a due vescovi, che non posso non citare: Paziente di Lione e Censurio di Auxerre.
  4. L’episodio è raccontato al § 11.
  5. Il latino è molto bello, ed è anche molto interessante quel riferimento a una «forma usuale» in cui si tenevano le unghie: «Id insuper pietatis adiungit, ut sanctis manibus, directis iam digitis, excessum unguium ad formam communis consuetudinis resecaret» (§ 30).

 

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2 commenti

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2 risposte a “Germano manicurista

  1. Paola

    Mi piacciono questi santi che sanno amare in modo umano perchè hanno vissuto anche come persone comuni. Grazie 🙂

  2. MrPotts

    Sì, certi gesti sembrano rimandare alla più comune delle esistenze.

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