«Nulla di particolarmente vistoso» (il «Discorso breve sulla storia del monachesimo» di Gregorio Penco)

PencoMonachesimo«La storia del monachesimo è una storia lunga, complessa, multiforme, difficilmente dominabile da una sola persona, difficilmente esponibile in un’unica sintesi e proponibile in un’unica riflessione.» Così scrive il monaco benedettino e grande studioso Gregorio Penco in un testo assai curioso del 1982: Discorso breve sulla storia del monachesimo. Si legge in un fiat e poi risuona a lungo.

Sgorgato da un’unica fonte, la «ricerca di Dio» nell’isolamento, il monachesimo cristiano si è diffuso nei luoghi più disparati, ricevendo da essi impronte caratteristiche, ed è sempre rimasto legato in maniera stretta sia alla Chiesa, e dunque alle sue vicende, sia alla società e alle sue trasformazioni. La sua è diventata da subito una storia di «evoluzione e di decadenza, di rinascita e di riforma, di adattamento e continuità»; situazioni locali, esigenze di compromesso, affermarsi di nuovi bisogni, sviluppi tecnologici, movimenti sociali: ogni aspetto tradizionalmente preso in considerazione dalla ricerca storiografica ha contribuito a plasmare un’ampia varietà di «monachesimi», che tuttavia non hanno obliterato la matrice: «Ciò deve pur portare a riconoscere l’esistenza di un’unità nella varietà, di una condivisione di medesimi ideali nelle stesse separazioni e polemiche, del desiderio di autenticità in scelte apparentemente contrapposte, di una ricerca incessante del meglio nell’inevitabile processo di livellamento a cui la debolezza umana è così facilmente esposta».

La dialettica di decadenza e riforma (che è poi quella di strutture e contenuti ideali; «le riforme monastiche si sono succedute, specialmente a partire dal X secolo, in maniera abbondante e ininterrotta») mi ha sempre affascinato, poiché vi vedo appunto una forma di contraddizione molto umana associata all’inseguimento senza speranza della perfezione. I grandi riformatori, nella maggior parte dei casi, hanno lasciato traccia delle loro inquietudini, rendendo visibile tale contraddizione, mentre il grande silenzio di tutti gli altri religiosi induce a pensare che lontano dai tornanti delle personalità di spicco la via verso la «ricerca di Dio» sia più diretta. Vi accenna anche dom Penco, con una frase che mi ha colpito: «Della maggioranza dei monaci e delle monache del passato sappiamo soltanto – quand’anche riusciamo a coglierne la presenza – che sono esistiti e che hanno portato con sé il loro segreto».

Altro grande protagonista di questo discorso breve e del fenomeno che tratteggia è il tempo, un aspetto che riaccende senza interruzioni il mio interesse. Io, che in quanto individuo non ne ho, sono attratto da questa «alleanza intergenerazionale» di individui che mettono in comune la loro piccola porzione di tempo – tanti segmenti di una retta – per realizzare una vicenda potenzialmente eterna. Eterna come l’ente di cui cantano la lode. (Anche la ricerca scientifica, per certi versi, adotta una manovra del genere.) «È proprio la lunghezza di svolgimento e di durata della vita monastica», commenta dom Penco, «a insegnarci che tale vita procede per tempi lunghi, spesso non si segnala per nulla di particolarmente vistoso, in molti casi è caratterizzata da quella che è stata definita una “fedeltà senza prosperità”.»

Il passato del monachesimo, avverte l’autore, non va idealizzato, ma non va nemmeno proiettato sul nostro presente, «pretendendo di riprodurre in miniatura e in poco tempo i risultati di tanti sforzi e di tante iniziative», va accolto come insegnamento e guida. È interessante anche questa ambiguità, che spesso ho riscontrato nei monaci studiosi di monachesimo: rivolgono i loro strumenti storiografici su un organismo tuttora vivo, in una ricerca che non è soltanto esigenza di verità, di sapere «come sono andate le cose», ma anche bisogno di direzione, di intuire «come andranno le cose». È una potente e fruttuosa ambiguità, legata anch’essa al tempo, come sottolinea peraltro dom Penco, con una frase cui si perdonerà una punta di effettismo: «Ciò che si è sviluppato nel tempo esige tempo per essere assimilato e ciò che dovrà sfidare il tempo richiede tempo per essere costruito».

Gregorio Penco, Discorso breve sulla storia del monachesimo (1982), ripubblicato in Il monachesimo fra spiritualità e cultura, Jaca Book 1991, pp. 7-15.

 

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