«Facciamo che tu eri l’abate…» (dalla «Vita di Benedetto di Aniane»)

Nella Vita di Benedetto di Aniane di Ardone Smaragdo (prima metà del IX secolo), della quale ho trovato una preziosa traduzione italiana, viene raccontato, tra gli altri, un miracolo davvero singolare. L’azione miracolosa, operata dalla comunità intera di cui Benedetto era abate, non ha niente di speciale, trattandosi di una guarigione, ma la situazione che la produce sì.

In montibus

Dal racconto veniamo anzitutto a sapere che il lavoro dei monaci comprendeva la pastorizia e che prevedeva anche l’alpeggio, la scena si svolge infatti tra i «monti sui quali erano soliti dimorare mentre pascolavano le pecore». Poi scopriamo che per poter rispettare i tempi dell’ufficio divino, non potendo rientrare ogni volta all’abbazia, i confratelli avevano costruito nei pressi dei pascoli un oratorio.

Ed ecco la svolta inattesa: «In esso [nell’oratorio], dopo che i confratelli si erano allontanati da quel luogo, entrarono delle donne che, deridendo i monaci, dicevano a vicenda: “Tu avrai la funzione dell’abate e starai al suo posto”». Cioè, ci sono delle donnemulieres»), che non soltanto hanno osservato i riti dei religiosi e ne hanno riso insieme, ma che decidono di scherzarci su, giocando a Facciamo che tu eri l’abateet deridentes habitacula monachorum dicebant ad invicem: Tu vicem abbatis habeto in loco ejus stans»). E lo fanno proprio: si sistemano negli stalli del piccolo coro e, «comportandosi come quelli che pregano», simulano il rito e imitano anche le prostrazioni.

Inaudito! E infatti «un’adeguata vendetta divina le raggiunse subito»: visto che avevano deriso i monaci con finte genuflessioni e inchini, «incominciarono a essere tormentate dal mal di schiena» (l’originale parla di tornutionibus, termine con pochissime attestazioni, cui viene attribuito anche il significato di «vertigini»).

E il dolore non se ne va finché i mariti non si danno da fare, raggiungendo i monaci e supplicandoli di intercedere per quelle sconsiderate («ut pro temerariis preces funderent»). I monaci di Benedetto non esitano un istante, e «per merito delle preghiere dei confratelli le donne riacquistarono immediatamente la salute fisica».

Ardone Smaragdo, Vita di san Benedetto di Aniane, 26, in Benedetto di Aniane. Vita e riforma monastica, a cura di G. Andenna e C. Bonetti, Edizioni Paoline 1993, pp. 84-85.

 

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