Corpi d’élite

Credere e obbedire, si è detto, ma anche combattere. Il «combattimento spirituale» è una delle attività fondamentali del monaco, sin dai tempi dei Padri del deserto, contro se stesso, contro il mondo, contro le distrazioni, contro le tentazioni, contro il serpente antico dell’Apocalisse. È un tema costante, che, a partire dalla medesima radice, ha conosciuto nei secoli declinazioni sempre rinnovate, ha ispirato pagine di grande potenza e che, ovviamente, non conosco nella sua interezza e complessità. Sono sempre colpito, tuttavia, dal fiorire ininterrotto di immagini militaresche nella letteratura monastica, e osservo con una punta di apprensione questo esercito di uomini e donne che camminano «armati» sulla via della perfezione, votati alla «santissima milizia».

Prima e dopo la complicata parentesi dei templari, e degli ordini cavallereschi, di questo esercito gli eremiti sono i soldati scelti, le forze speciali, i corpi d’élite. E consapevoli di esserlo, tanto che qualche volta lo hanno anche scritto, come nel Prologo del Libro della regola eremitica, uno dei testi fondativi della spiritualità camaldolese, redatto intorno al 1107. «Sebbene molte siano le forme di vita religiosa con le quali si serve l’unico Dio, si milita per l’unico re e si cerca l’unica vita […], è comunque cosa certa che, in particolare, la forma di vita solitaria tiene il primato. Questa, infatti, è la vita che vince il mondo, reprime la carne, sconfigge i demoni, cancella i peccati, tiene a freno i vizi e i desideri carnali che fanno guerra all’anima.»

L’eremita è la pattuglia in avanscoperta, è l’avanguardia, è l’ardito cui viene affidata la missione più pericolosa, è l’eroe capace di affrontare il rischio più alto, e lo fa, oltre che per un carisma particolare, in seguito a un addestramento specifico che lo prepara alle condizioni estreme, «come un soldato rivestito dell’armatura che, trovandosi, in mezzo alla guerra, prepara lo scudo contro i giavellotti». Non è per tutti l’eremo, come ricorda un altro testo camaldolese, le Costituzioni di Rodolfo, del 1080, non si può puntare direttamente alla vetta senza passare prima per le pendici. E bisogna guardarsi dal vestire una divisa di cui non si è in grado di portare il peso: «“Venire all’eremo, infatti, è somma perfezione, non vivere rettamente nell’eremo è somma dannazione”. Non ignoriamo, infatti, fratello, quale gran danno subisci se vieni detto eremita e non ne pratichi la vita. Se, infatti, vuoi [esserlo], adesso è il momento di combattere, di resistere, di trionfare

A voler insistere su questa analogia, la fondazione di Camaldoli, opera del grande Romualdo, rappresenta un caso esemplare. Oltre all’eremo vero proprio, cinque celle assegnate ad altrettanti fratelli, con la regola più semplice di tutte: digiunare, tacere e rimanere nella cella, Romualdo infatti fa costruire una chiesa presso l’ospizio di Fonte Buono, poco distante, che si trasforma poi in un cenobio «di appoggio» all’eremo. E compito di questo cenobio, come si legge sempre nelle Costituzioni, è anche quello di preparare «i fratelli che fossero giunti per vivere questa nostra vita: vale a dire che nel suddetto ospizio facessimo sì che i fratelli […] praticassero perfettamente l’osservanza regolare e il rigore secondo come comanda il beato Benedetto», prima di andare, «così istruiti» nell’ordine e nella disciplina, nei digiuni e in tutte le altre pratiche ascetiche, all’eremo. Cioè in prima linea.

Ed è interessante notare come il cenobio sia al tempo stesso campo di addestramento e retrovia: «E quando essi [gli eremiti], come succede spesso… cadono in qualche stato di debolezza o di malattia, vengano portati all’ospizio di Fonte Buono e con sollecita cura sia somministrato loro tutto ciò di cui i loro corpi hanno bisogno.» Un ospedale militare, in pratica, in cui rimettere insieme i feriti che tornano dal fronte, in modo che «quando si siano ristabiliti, facciano ritorno all’eremo». Cioè in trincea.

E se capita che muoiano mentre sono in convalescenza? «Qualora essi muoiano all’ospizio, i loro corpi siano portati all’eremo, perché siano seppelliti con gioia là dove con grande fervore essi hanno servito il Signore.»

Da: Privilegio d’amore. Fonti camaldolesi. Testi normativi, testimonianze documentarie e letterarie, a cura di Cecilia Falchini, Edizioni Qiqajon-Comunità di Bose 2007.

2 commenti

Archiviato in Camaldolesi, Eremiti

2 risposte a “Corpi d’élite

  1. Carissimo MrPotts,
    per noi credenti il discorso sul combattimento spirituale é sempre attuale, ancor di piú oggi. Ti linko un sito che riporta per intiero la versione digitale dell´unico libro, ripeto l´unico libro proveniente dalla Chiesa Cattolica sul combattimento spirituale che al Monte Athos hanno accettato, si tratta de “Il combattimento spirituale” di Lorenzo Scupoli (teatino se non sbaglio) http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=302 comunque c´é una bella versione cartacea delle Paoline. Alla prossima.

    • MrPotts

      Ottima segnalazione, fra Alberto. In effetti, lo conoscevo. Degli athoniti diciamo che non so praticamente nulla (che novità), e un contatto libresco di qualche tempo fa non ha poi portato da alcuna parte.

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