Basilio e il «chilometro zero»

Nella sezione incentrata sulla temperanza delle sue Regole lunghe1, destinate a definire una «vera vita cristiana», Basilio di Cesarea, il grande Basilio, risponde a quattro «domande» (18-21) sulla questione del cibo, a cominciare da una che ha una singolare risonanza attuale: «Bisogna assaggiare ogni cibo che ci viene messo innanzi?» La risposta è sì, poiché tutto ciò che Dio ha fatto è buono: «Occorre che, quando se ne presenta l’occasione, si prenda ogni cibo per mostrare a quelli che ci guardano che… ogni creatura di Dio è buona e nulla va rifiutato, se…» Se? Se si rende grazie e si sta attenti al piacere, «la grande esca del male». Cibi semplici e non più del necessario, evitando assolutamente la sazietà, «quanto a quelli che procurano piacere, dopo averne assaggiato un poco, ce ne ritrarremo subito» – un quadratino di cioccolato al massimo. (Non andrebbe passato sotto silenzio quell’«a quelli che ci guardano», quelli cioè che non vedono l’ora di prendere in castagna il cristiano continente per giustificare la propria incontinenza.)

D’altra parte non «è possibile stabilire un’identica regola per tutti riguardo all’orario dei pasti, al modo o alla misura con cui prendere cibo», poiché diverse sono le età, le costituzioni e le occupazioni; ci sono i malati, c’è chi fa un lavoro pesante, chi viaggia, ecc. Ogni giorno il corpo si svuota e si consuma, quindi «ha bisogno di essere riempito», è naturale, dunque «l’uso corretto dei cibi suggerisce di immettere ciò che è stato esaurito per provvedere al sostentamento dell’essere vivente sia per i cibi solidi sia per i liquidi» – non dimenticare una corretta idratazione.

Cibi semplici ed economici, si diceva, in nome della sobrietà ed evitando le ricercatezze, con una curiosa anticipazione del famigerato «chilometro zero»: «Bisogna invece scegliere ciò che in ciascuna regione è facilmente reperibile, costa poco ed è di uso comune». Prodotti esotici («da fuori») solo se assolutamente necessari per vivere («quali l’olio e simili») o utili ai malati.

E se abbiamo ospiti? Sempre massima sobrietà, sia nei cibi offerti sia nel cosiddetto tovagliato. Non è proprio il caso di pensare a qualcosa di diverso dal nostro solito, o peggio di raffinato e lussuoso, perdendo tempo, denaro e soprattutto umiltà. Se l’ospite è un fratello (nella fede), «riconoscerà la mensa a lui familiare»; mentre se è «uno di quelli di fuori» (e qui la curatrice annota «cioè un non credente», cosa che mi spinge ad adottare per me d’ora in poi questa definizione di derivazione paolina: uno di fuori), nel caso si irritasse o ridesse di noi, meglio: «non ci darà noia una seconda volta». «Il modo di vivere del cristiano ha una sola forma», che si applica quindi anche alla tavola, che in nessun caso deve superare i confini del necessario, al di là dei quali c’è soltanto l’abuso, cioè «quel consumo che va oltre il bisogno».

Un’ulteriore nota per quanto riguarda i posti a tavola. Il comandamento sia quello dell’umiltà, cioè preferire sempre l’ultimo posto, evitando però quei ridicoli balletti del tipo prego-si-metta-a-capotavola, no-no-spetta-a-lei, dopo-di-lei, no-prego-dopo-di-lei, insisto… «Ed anche l’insistere l’un con l’altro e litigare per questa ragione ci renderà tali e quali a quelli che litigano per i primi posti.» L’ordine dei posti lo stabilisce chi ospita, «come ha suggerito il Signore dicendo che spetta al padrone di casa decidere queste cose». Definitivo.

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  1. Basilio di Cesarea, Regole lunghe, 18-21, in Le regole. Regole lunghe, Regole brevi, nuova edizione rivedute e ampliata, a cura di L. Cremaschi, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, 2022, pp. 133-41.

4 commenti

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4 risposte a “Basilio e il «chilometro zero»

  1. Avatar di Guydotti Guydotti

    è uno dei passi di Basilio che ho sempre prediletto e proprio per i motivi evidenziati nel suo ottimo commento. La chiusura (sia di Basilio che sua) sui posti a tavola è poi una perla.

    Come vede, a volte “uno di fuori” e “uno di dentro” si trovano in piena consonanza, basta guardare un po’ più in profondità. Grazie

  2. dovremmo far condurre a Basilio una trasmissione televisiva 🙂

    Seriamente, queste massime che poi sono di buon senso per la massima parte e non espressamente cristiane sono sempre piacevoli da leggere. Però ho sorriso al «non ci darà noia una seconda volta»…

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