Dice Origene, intorno al 234:
Non si può mettere in dubbio che, per quanto numerose possano essere le posizioni del corpo, a tutte sia da preferire quella consistente nell’elevare le mani e nel rivolgere in alto gli occhi; giacché in tal modo il corpo reca nella preghiera l’immagine delle qualità che convengono all’anima nell’orazione. Diciamo che ciò bisogna mettere in atto a meno che alcune circostanze non lo impediscano. Effettivamente in talune contingenze è consentito qualche volta pregare convenientemente stando seduti, come ad esempio quando si soffra un mal di piedi non trascurabile; oppure stando a letto a causa delle febbri, o altre simili infermità. Analogamente, se ad esempio siamo sulla nave o se il disbrigo di affari non permette di ritirarsi per la dovuta preghiera, si può pregare senza averne l’aria.
♦ Origene, La preghiera, XXXI, 2, introduzione, traduzione e note a cura di N. Antoniono, Città Nuova 1997.
