Dice Thomas Merton, monaco trappista in una poesia del 1942 intitolata Trappisti al lavoro:
Le nostre seghe dentate ora declamano inni sacri in questo mondo di legname, dove le querce sparano come armi da fuoco e si schiantano come cascate, riversando il loro boato nel verde pozzo del bosco.
Vieni da noi, Gesù, attraverso la muraglia degli alberi, e trovaci ancora adoranti in queste ariose chiese, mentre cantiamo il secondo Ufficio con seghe e scuri. Insegna ancora, a noi Tuoi figli, nella fitta foresta, e fa’ che un piccolo raggio di sole ci raggiunga nelle ombre delle nostre menti e tra le fronde dei nostri studi.
Quando il tempo avrà imbiancato la campagna di frumento e imbevuto la terra di sole cocente, raggiungici, Gesù, attraverso le pareti di grano, quando i nostri due trattori arriveranno a falciarle: semina venti leggeri sugli ettari del nostro spirito e rinfresca le terre dove le nostre preghiere mietono. E dissetaci, o Cielo, con i Tuoi fiumi di vita.
♦ Thomas Merton, Poesie, a cura di A. Guidi, Morcelliana 1952. (Ho modificato un po’ la traduzione e l’ho svolta in prosa. Pare, tra l’altro, che in origine il testo si intitolasse Woodcutters and Harvesters («Taglialegna e mietitori»), prima che Merton modificasse il titolo in Trappists, working – «Trappisti al lavoro», appunto –, come nella migliore tradizione cisterciense.
