Tacchini (Dice il monaco, CXXXVII)

Dice lo – e si dice dello – starec Amvrosij d’Optina (1812-1891):

Aveva uno straordinario influsso spirituale non solo sui fratelli che vivevano nel monastero, ma anche su laici di ogni grado e condizione sociale, di qualunque livello economico e culturale, a partire da quella contadina povera e senza alcuna istruzione, che si lamentava dei tacchini che erano morti, su su fino a metropoliti, principi, senatori, scrittori, filosofi che andavano da lui per cercare un consiglio e una parola di conforto ai travagliati e difficili problemi che riguardavano la loro profonda vita interiore; e nessuno partiva da lui senza aver ricevuto l’aiuto necessario e un sostegno morale. […] Diceva: «Durante tutta la mia vita non ho fatto che coprire il tetto degli altri, mentre il mio è rimasto bucato… Così io parlo con coloro il cui proposito è sincero, come con coloro che non sono sinceri. Nessuno ha scritto sulla fronte ciò che è e così bisogna parlare, e non vogliono capire che io non ho il tempo per tutti. Inoltre questo mi crea sofferenza, a causa della mia debolezza e della fatica. Non riceverli è impossibile, ma riceverli tutti è ugualmente impossibile; e le forze mi mancano».

♦ Citato in Adalberto Piovano, Santità e monachesimo in Russia, «La Casa di Matriona» 1990, pp. 83, 85.

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