Capitolo VII. Elezione, Conferma e Benedizione di D. Orsa da Buora Abadessa di S. Parisio
Essendo felicemente trapassata nell’anno 1462, a dì 10 di Dicembre la Badessa Lucia Rosso, nel di cui governo erasi sostenuta l’acerrima lite co’ Gesuati, e sotto della quale il Monastero di S. Parisio s’era mantenuto con decoro di santità e di regolare osservanza, si divisero le Monache nella creazione della nuova Abadessa; mercecché alcune elessero Biagia Rosso congiunta della defunta Lucia, ed altre scelsero Orsa da Buora. Portata in Roma a Pio II una tal causa, ne commise la cognizione il Sommo Pontefice a Mosè Buffarelli Vescovo di Pola, il quale pronunziò nulla la elezione fattasi di Biagia e dichiarò doversi confermare la elezione di Orsa, come di fatto con autorità Apostolica la confermò. Appellò Biagia da questo giudizio alla Sede Romana, ed impetrò lettere di commissione a Marco Veniero Arcidiacono di Costantinopoli e ad Antonio Canonico di Durazzo, che in Treviso soggiornavano, e trasse in causa Orsa, e pendendo ancora la lite, senza far punto menzione di quelle prime lettere, ottenne dalla medesima S. Sede altre lettere in forma di Breve a Simone de’ Viviani Canonico di Concordia e Vicario di Treviso. Tanto i due primi, quanto il secondo riprovarono la sentenza di Mosè Vescovo di Pola. Riappellò Orsa, ed impetrò delle seconde lettere Apostoliche dirette a D. Pietro Boldù Monaco Camaldolese ed Abate di S. Maria delle Carceri, e ad Alessandro del Nino Canonico di Vicenza, i quali approvarono il giudizio del Vescovo di Pola. Biagia per la terza volta reclamò, ed ottenne un Breve di cognizione ad Andrea Bon Vescovo di Equilo, il quale confermò la sentenza de’ due Canonici e del Vicario; ed Orsa similmente per la terza volta impetrò l’anno 1464 a dì 5 Gennaio da Paolo II nuovamente eletto Romano Pontefice, la deputazione di questa causa a Marco Vescovo di Cataro, il quale risiedeva in Padova, e ad Antonio Capodilista Canonico padovano, acciocché chiamati in giudizio Andrea Vescovo di Equilo e Biagia, determinassero secondo la retta giustizia.
Qualche componimento al certo succedette nelle parti; imperciocché Biagia continuò ad essere Abadessa fino all’anno 1467, in cui morì; dopo la quale fu di nuovo concordemente eletta Orsa in Abadessa. Ma perché non potesse farsi alcuna opposizione alla elezione, questa fu fatta nella maniera più solenne che fare si potesse.
Furono invitati Lodovico Longo Vescovo di Modone Suffraganeo, Galassio Capodilista Canonico di Pergamo e Vicario di Francesco Barozzi Vescovo di Treviso, e Lionardo di Teremo Arcidiacono di Treviso, come suddelegati e sostituiti dal Vescovo di Treviso nella riforma e visita del Monastero de’ Ss. Cristina e Parisio; la quale eragli stata delegata da D. Mariotto Allegri di Arezzo Generale Camaldolese. Furono inoltre chiamati Giovanni Mocenigo Podestà e Capitano di Treviso, Francesco Scrosa suo Vicario, Girolamo de’ Barisani, Giovanni Tireta, Francesco di Verona ed altri moltissimi della primaria nobiltà e cittadinanza trevigiana. Ed in presenza di tutti fu congregato il Capitolo delle Monache, le quali di uniforme consenso elessero per loro Abadessa la suddetta Orsa da Buora, che allora faceva l’uffizio di Priora. Tostoché fu eletta, venne immediatamente per Abadessa riconosciuta col solito giuramento ed ossequio di ubbidienza, e dappoi da tutte le stesse Monache con le Abadesse e le altre Monache de’ Monasteri di S. Teonisto e di Ognissanti dello stesso Ordine di S. Benedetto, le quali erano anch’esse intervenute a questa elezione, cantando inni di lode a Dio, fu Orsa condotta solennemente alla chiesa ed accompagnata all’altare, e quivi la seconda volta ricevette il sagramento di ubbidienza, e finalmente venne collocata sovra la sedia sua Abaziale e con solennità intronizzata dal Vescovo, e quivi pure per la terza fiata furonle prestati gli atti di soggezione e di obbedienza.
♦ Memorie della vita di S. Parisio, monaco camaldolese, e del monastero de’ SS. Cristina e Parisio di Treviso, raccolte da un monaco camaldolese, in Venezia, 1748, nella Stamperia Fenzo.
