Le edizioni Qiqajon hanno di recente, e meritoriamente, pubblicato gli atti del XXIX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, evento che ha ormai una lunga tradizione alle spalle e che ha riunito uomini e donne di chiesa, di religione e di studio di vastissima provenienza intorno al tema singolarmente inesauribile della sapienza dei Padri del deserto1.
Il volume si apre con il contributo della studiosa polacca Ewa Wipszycka che, a differenza dei successivi relatori, in larga parte concentrati sugli aspetti di spiritualità, si incarica di aggiornare lo «sfondo» storico, geografico, sociale di quella esperienza, alla luce di nuove letture mirate dei testi e delle recenti scoperte archeologiche. È tutto molto interessante, e se ne riparlerà, ma a metà del suo intervento viene citato un «detto» (il 34° sotto il nome di Antonio nella «Serie alfabetica») che brilla come una pepita. Vale la pena di leggerlo interamente (con qualche libertà…)
Un giorno, abba Antonio fece visita ad abba Amun sul monte di Nitria. Quell’apertura così tipica mi piace sempre, fa pensare a un mattino luminoso e a un vecchio (non necessariamente) anacoreta che si dice: «Ma sì, andiamo a trovare Amun». Pratica, quella delle visite reciproche, assi diffusa, a riprova del bisogno ogni tanto di confrontarsi, magari per discutere un passo delle Scritture, ma anche per «vedere un po’ come vanno le cose», e del fatto che le distanze fossero accettabili, considerando il sole sotto il quale si sarebbe camminato. A volte, mi viene quasi in mente un villaggio «diffuso» con i «bungalow» dei Padri… «Nitria, il più antico dei centri monastici che ci interessano», ci ricorda la studiosa, «nacque non nel deserto vero e proprio, ma in un territorio incolto all’interno della zona coltivata [del Delta]», a circa 65 chilometri da Alessandria; Amun vi si stabilì verso la fine degli anni venti dei IV secolo.
E, dopo che si furono incontrati… Qui lo spazio è lasciato all’immaginazione: come si salutavano due Padri? Non credo si abbracciassero, ma secondo me si sorridevano.
… abba Amun gli dice: «Poiché per le tue preghiere i fratelli sono cresciuti di numero e alcuni di loro vogliono costruire delle celle lontano per immergersi nell’unione con Dio, che distanza vuoi che ci sia di qui alle celle che verranno costruite?» Classico problema: aumentano i seguaci, i discepoli e anche i visitatori, e per alcuni la pace è compromessa e la preghiera (e la compunzione) ne risente. I fratelli, va bene, ma qui c’è troppa gente. L’obiettivo è costruire (occhio a questo termine) delle «celle» e Celle infatti si chiamerà il posto.
Egli disse: «Mangiamo qualcosa all’ora nona e poi usciamo a fare un giro nel deserto per vedere il posto». Questo è il diamante all’interno della pepita, perché, se ci si pensa, questa frase non può essere inventata, queste parole Antonio le ha proprio pronunciate. Una frase la cui assoluta naturalezza evidenzia, per me, l’amicizia che legava i due oltre alla scelta di vita che entrambi avevano fatto.
Dopo che ebbero camminato nel deserto fino al tramonto… Camminato non a caso: «I monaci di Nitria conoscevano bene il deserto circostante, sapevano dunque che a circa 18 chilometri di distanza c’era un luogo adatto per un insediamento monastico».
… abba Antonio gli dice: «Preghiamo e piantiamo qui una croce: qui costruiscano quelli che lo vogliono… Due particolari interessanti. Anzitutto l’acqua, quella sorgiva, presente a pochi metri di profondità, e quella piovana: la zona infatti è più piovosa rispetto ad altre del corso del Nilo e l’archeologia ha confermato l’esistenza di cisterne per la raccolta. Inoltre sotto un sottile strato di sabbia il suolo è duro («il deserto di sabbia con dune mobili, su cui non si può vivere, comincia più lontano») e offriva materiale per la realizzazione di mattoni, con i quali «venivano costruite le abitazioni dei monaci delle Celle».
… in modo che quelli di laggiù [Nitria], quando vogliono incontrarsi con questi, possano consumare la loro leggera refezione all’ora nona [un light lunch, per carità, verso le tre del pomeriggio], e arrivare qui al tramonto; e quelli che partono di qui, facendo allo stesso modo, potranno incontrarsi con gli altri senza averne distrazione». Ora, tale distanza è di dodici miglia. Ecco, si parte già mangiati (per modo di dire) quando il sole si è abbassato almeno un po’, tre orette di cammino, con la garanzia di arrivare quando c’è ancora luce. Tutto calcolato, con quella fusione di astratto e concreto, di coerenza di principi e rispetto del luogo, di aspirazioni e praticità che i primi monaci hanno insegnato a tutti i fratelli che nei secoli li avrebbero seguiti.
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- La sapienza del deserto: i detti dei Padri e delle Madri, atti del XXIX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, Bose, 5-8 settembre 2023, a cura di L. d’Ayala Valva e L. Cremaschi, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, 2024.
