Dice Giovanni Battista Scaramelli, gesuita, morto nel 1752:
Ora se la virtù della modestia scaturisce dall’intimo dell’anima, come da propria fonte, e si diffonde per i sensi e le membra del corpo, come per tanti rivoli, a rendere decoroso il portamento dell’uomo, ne deduca il lettore quanto sia necessaria una tale virtù ad ogni persona spirituale, specialmente se sia religiosa, per mantenere il suo decoro e per dare al prossimo la debita edificazione, il quale, non potendo vedere l’aggiustatezza e la compostezza degli affetti che essa tiene nascosti nell’animo suo, l’arguisce dai moti e dagli atteggiamenti esterni del suo corpo.
Se mentre camminate per le pubbliche strade vedete uscire dai tetti delle case del fumo, non dite subito che dentro quelle arde il fuoco? E giustamente, perché il fumo che esce di fuori è segno infallibile del fuoco che arde di dentro. Così, quando vi si vede poco cauto negli sguardi, peco regolato nel modo di parlare, di discorrere, di ridere, nei moti, negli andamenti, e scomposto nel vestire, si arguisce certamente la scompostezza della vostra anima, essendo tali immodestie segno sicuro del vostro disordinato interiore.
Battista Scaramelli, «Sulla compostezza di tutte le membra», in Direttorio ascetico, edizione curata con rifacimento linguistico dal p. Lorenzo Tognetti S.J., vol. II, art. 3, c. 3, 138, Istituto Missionario Pia Società S. Paolo, 1943, p. 154.
