Un’altra ignoranza, mia, sanata. «Porgi l’altra guancia»: l’altra (alteram) non è la sinistra, bensì l’altra destra. «Secondo i mistici», insegna la Glossa (in particolare la Catena aurea di san Tommaso, dal commento a Matteo di san Gerolamo), «quando viene colpita la nostra guancia destra, non ci viene comandato di offrire la sinistra, ma l’altra, cioè l’altra destra. Il giusto, infatti, non ha la sinistra».
Lezione appresa grazie a Giovanni Cassiano, che nella sedicesima delle sue Conversazioni con i padri, per bocca di abba Giuseppe, fa menzione di una categoria di monaci che manifestano un particolare genere di stoltezza «sotto le mentite spoglie della falsa pazienza»1. Costoro non si peritano di irritare i confratelli e «quando sono toccati anche solo lievemente, offrono prontamente anche l’altra parte del corpo per essere colpiti», credendo di mettere in pratica il precetto evangelico. E invece stravolgendolo completamente.
«Se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche l’altra – qui», precisa Giovanni Cassiano, «bisogna intendere senza dubbio l’espressione destra come “l’altra destra”, vale a dire il volto dell’uomo interiore»2, perché occorre partecipare intimamente, con umiltà, al dolore dell’uomo esteriore, abbandonandosi, corpo e anima, all’ingiuria e custodendo con umiltà la tranquillità del cuore.
Ecco perché – leggo da un’altra parte3 – Gesù davanti ad Anna non porse materialmente l’altra guancia quando un servo del sommo sacerdote gli mollò uno schiaffo. Il «divino Maestro» l’aveva già fatto, intimamente, «e ha voluto farci intendere che l’atto della virtù, in simili circostanze, non si deve confondere con l’atto esteriore di presentare l’altra guancia, ma bisogna cercarlo nella disposizione segreta dell’animo».
E i passivi-aggressivi (o almeno una loro variante) sono sistemati.
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- Giovanni Cassiano, Conversazioni con i padri, II, XVI, 20, a cura di R. Alciati, Paoline 2019, p. 961.
- II, XVI, 22, ivi p. 963.
- Jean de Monléon, I dodici gradi dell’umiltà. Commento ascetico al Capo VII della Regola di san Benedetto, traduzione dei monaci di S. Maria del Monte di Cesena, Edizioni Abbazia di Viboldone 1958, p. 146.
