Dice il monaco benedettino Jean de Monléon, nel 1951:
Per quanto sia precisa e particolareggiata una regola, è chiaro che essa non può prevedere tutte le eventualità che possono capitare nel corso di una vita; alla volontà propria quindi si presenteranno inevitabilmente delle occasioni continue di agire a modo suo scegliendo quello che le piace. D’altra parte questa volontà è così scaltra e sofistica che s’infiltra insensibilmente nelle minime cose e perfino nell’attaccamento, pur così legittimo, alle stesse regole: l’esperienza, per esempio, ci mostra che i religiosi più osservanti non sono sempre i più docili.
♦ Jean de Monléon, I dodici gradi dell’umiltà. Commento ascetico al Capo VII della Regola di san Benedetto, traduzione dei monaci di S. Maria del Monte di Cesena, Edizioni Abbazia di Viboldone 1958, p. 123.
