Parvulo claustro (Reperti 57: John Donne)

57. Nel secondo sonetto, «Annunciazione», della sequenza di sonetti intitolata La Corona, dedicati alla vita di Cristo e datati intorno al 1607-08, John Donne chiude il suo argomento con un’ennesima «acrobazia» concettuale e con un’immagine dall’indubitabile sapore monastico. Rivolgendosi direttamente alla Vergine, dice infatti John Donne, con voce fermissima:

Chi hai concepito ti concepì; invero tu sei ora / origine della tua origine e madre del padre tuo; / tu porti la luce dentro le tue tenebre; chiusa in angusta cella, / l’immensità nel chiostro del tuo dolce ventre1.

Questo chiostro è un’immagine molto «forte» e paradossale (essendo peraltro il paradosso la tonalità prevalente della sequenza, insieme con la circolarità), che non avevo mai incontrato – ma questo è segno soltanto della mia limitata conoscenza e della mia difficoltà, se così vogliamo chiamarla, con la persona e la figura della madre di Gesù.

Ebbene, il caso – quel caso che tanto ci piace – ha voluto che qualche giorno dopo abbia preso in mano le Lettere ad Agnese (di Boemia) di Chiara d’Assisi. Nella terza lettera, la cui datazione oscilla tra il 1237 e il 1238, al centro del messaggio di Chiara, che invita la sua corrispondente a perseverare nell’amore esclusivo di Cristo, si legge:

Unisciti alla dolcissima madre di lui, la quale generò un figlio tale che i cieli non potevano contenere, eppure lei lo raccolse nel piccolo chiostro del suo utero santo e lo portò nel suo grembo di fanciulla2.

E in questo caso l’originale latino merita di non essere messo in nota:

Ipsius dulcissime matri adhereas, quem talem genuit filium quem celi capere non poterant, et tamen ipsa parvulo claustro sacri uteri contulit et gremio puellari gestavit.

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  1. La traduzione italiana è di M.R. Cimnaghi, in John Donne, Vicina è la salvezza, a cura di R. Colla, La locusta 1988, p. 9. L’originale inglese recita: «Whom thou conceiv’st, conceiv’d; yea, thou art now / Thy Makers maker, and thy Fathers mother, / Thou hast light in darke; and shutt’st in little roome / Immensity, cloyster’d in thy dear wombe».
  2. Chiara d’Assisi, Lettere ad Agnese. La visione dello specchio, a cura di G. Pozzi e B. Rima, Adelphi 1999, pp. 129-31. È difficile usare termini esagerati per evidenziare al qualità di questo libretto rosso.

 

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