«Comportati bene!»

Bisogna essere onesti e dire che in larghissima misura queste letture sono un misto di «compensazione» e compiacimento. È un meccanismo conosciuto: «contro il logorio della vita moderna» non c’è niente di meglio di un bel commento al secondo libro dei Dialoghi di Gregorio Magno, cioè alla Vita di San Benedetto. L’acquisto e la lettura (con la matita in mano) di volumi seri e che non compaiono nelle classifiche dei best seller, per lo meno di quelle di oggi; la familiarità con nomi e concetti di uso non strettamente quotidiano; la possibilità di farne un distintivo tutto sommato a buon mercato, come quel «Nucleare? No, grazie!» di qualche anno fa, e con un sapore tutto suo, da spirito coltivato: «Io leggo i monaci, se non ti dispiace» – tutte strategie di una pseudoidentità fatta di «gradimenti» e hit-parade. Tanto che al posto dei monaci – o al loro fianco, come di fatto accade – ci potevano essere la filatelia, i sottomarini, i polifonisti fiamminghi, e il risultato sarebbe stato non differente, e altrettanto irrilevante.

Poi, di questa torta troppo dolce, c’è una fettina che si chiama interesse e semplice desiderio di conoscenza. Anche questo è terreno noto. E il dilettante non fa altro che trovare e seguire i maestri da cui apprendere. Miti e oscuri studiosi che hanno consumato l’esistenza su edizioni critiche imponenti come massicci montuosi: tu arrivi, leggi (in un tempo incomparabilmente inferiore a quello speso per realizzare tali opere) e impari. Poi dimentichi, ma qualcosa ricordi. E imparare è bello, ed è contro la distruzione.

Resta infine una briciola, di quelle che tiri su col polpastrello inumidito, e che si trova per esempio in una frase come questa: «Tralasciando momentaneamente l’analisi della Regola e volgendo invece lo sguardo all’ortoprassi monastica espressa nelle agiografie, abbiamo una ricchezza di testi da offrire». In altre parole: ecco, dimmi cosa devo fare, come comportarsi bene?

3 commenti

Archiviato in Pensierini

3 risposte a “«Comportati bene!»

  1. Caro Mr. Potts,
    non so descrivere quanta simpatia e stima io abbia per la tua persona, considerata per come traspare da questo blog (e anche dall’altro, con una mia particolare simpatia nei confronti di tua moglie).
    Tuttavia, archiviato sotto la categoria “pensierini”, ritengo che tu abbia toccato il limite di una comprensione “esterna” di un certo percorso.
    Perché la risposta alla domanda finale c’è, ma non è una serie di regolette.
    1. “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente”
    2. “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
    Il solo punto 2, per quanto meritevole ed estremamente arduo, muta di significato, se non scaturisce dal punto 1.
    Hai mai provato a incontrare qualche monaco?
    A pregare con loro?
    A volte bisogna dare a Dio il modo di raggiungerci.

    • Mi pare che il MrPotts frequenti non solo i libri, ma anche alcuni personaggi da dove provengono codesti libri. Inoltre se l’esperienza di fede è facilitata da un contesto comunitario, dobbiamo tener conto che di esperienza personale si tratta, ergo il buon Dio, nel suo arcano disegno, prima o poi si fa incontrare… O non è vero che tutti siamo destinati alla salvezza?

  2. MrPotts

    Cara d., grazie del commento e delle parole gentili. Penso che tu abbia ragione a proposito del «limite», e spero di esserne consapevole: «La Regola, proprio perché indirizzata a dei cristiani, sa che il cammino di fede non può essere racchiuso in una normativa, che, per quanto ispirata, rimane fragile e debole, e tale deve rimanere di fronte alla premura che tutti raggiungano la pienezza della carità, che sfugge a qualsiasi codificazione umana» (Benedetto Calati). Il mio era proprio un «pensierino», per quanto il più sincero possibile. Tra l’altro, la dialettica individuo-comunità cui fa riferimento Cesario (grazie per l’intervento) è uno degli aspetti che più m’interessa del monachesimo e che cercherò di approfondire, perché credo che lì ci possa essere, diciamo così, un punto di contatto.

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